De Grinpipol
Elephants

2018, Autoproduzione
Alternative Rock, Post Rock

Recensione di Simone Zangarelli - Pubblicata in data: 25/06/18

Italiano o inglese? Questo è il dilemma. La risposta è: nessuno dei due. De Grinpipol, gruppo sassarese dalle sonorità rock ed elettroniche, scelgono come nome d'arte due parole inventate che suonano come traslitterazione dall'inglese "the green people". Una scelta di certo insolita che ha come effetto la capacità di rimanere impresso nella mente. Ma non è l'unico aspetto originale della band sarda: con un sound di chiara ispirazione post rock e psichedelico, ma nella realizzazione vicino all'alternative rock di gruppi come Dinosaur Jr. e Primal Scream, i De Grinpipol si distinguono dalla moltitudine di gruppi dello stesso genere musicale. 


Di ritorno dopo cinque anni di silenzio e con un nuovo bassista, i De Grinpipol annunciano "Elephants", quarto lavoro in studio composto di 9 tracce (come del resto gli album precedenti) scritte interamente dal quintetto. In copertina è ritratta l'immagine chirale di un elefante senza testa, come messo di fronte ad uno specchio, sicuramente rappresentativo di un'espressione musicale evocativa e stimolante. 

 

Un brusio di voci, il rumore della quotidianità e l'arpeggio di chitarra, poi entra la voce e infine si fa strada un soffuso spettro elettronico. Questa l'introduzione con "Pal-o-matic", a richiamare quegli interludi psichedelici che i Pink Floyd amavano inserire nei loro album. L'atmosfera cambia radicalmente nella successiva "Divine", quando i suoni si fanno più concreti, la nuova presenza di Stefano Lusci al basso si afferma di prepotenza, le chitarre ululano sulle note lunghe e la voce si amalgama bene all'insieme, soprattutto durante gli stacchi. "M_F" si attesta più sull'onda alternative che su quella noise rock, lo stile canoro e l'orecchiabilità fanno pensare ad un pezzo dei Queens Of The Stone Age, mentre gli effetti di chitarra conferiscono una notevole dose di personalità al brano. Passando per le distorsioni di "A Wonder Is About To Start", dove la voce di Alessandro Sechi si inerpica con emotività, si arriva a "Place To Forget". Energia e potenza a volontà si esprimono nella traccia più hard rock del disco, condita di riff piazzati nei punti giusti, ed ancora una volta le sei corde di Franco Demontis e Giuseppe Sini sembrano fuori controllo in un turbinio di suoni che termina con un effetto sorpresa. La novità del disco sta nel primo pezzo in italiano composto dalla band. "Quello Che Ho Imparato" inserisce i sintetizzatori a donare colore al pezzo, le distorsioni si fanno più tenui e la voce cambia totalmente impostazione, come nei pezzi più soft dei Marlene Kuntz. Attraverso gli arpeggi e il massacrante riff di basso di "Hooray" si giunge alla conclusione con "Sunrise" (dai tratti simili allo stile musicale di The Jesus And Mary Chain) che propone un rock alternativo moderno e complesso. Forse è il caso di parlare di "dulcis in fundo" per questo brano dal carattere definito ed accattivante, pronto per essere inserito nelle playlist indie rock più importanti di Spotify ed affini.

 

Con "Elephants" i De Grinpipol mostrano un'attitudine matura all'approccio con il rock, fatto non solo di riff trascinanti, ma di una cura per il suono e un controllo sulla produzione ed il mastering. Sebbene ci si possa augurare più coesione fra i pezzi nei lavori successivi, il quintetto sassarese inserisce in ogni frammento l'esperienza di quattorici anni di attività, creando un ottimo compromesso tra le influenze esterofile e l'estetica musicale estremamente personale.

 

Ascolta QUI lo streaming dell'album!





01. Pal-o-matic
02. Divine
03. M_F
04. A Wonder Is About To Start
05. Place To Forget
06. Quello che Importa
07. Something High _ Something Low
08. Hooray
09. Sunrise

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