Dance Gavin Dance
Afterburner

2020, Rise Records
Post-hardcore, Math Rock

La band californiana torna a consolidare il proprio stile con un album più accessibile ma meno compatto.
Recensione di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 27/04/20

I Dance Gavin Dance sono ormai una delle realtà post-hardcore più produttive degli ultimi anni, nonché tra le più distinguibili e consolidate a livello di sound. Spesso sottovalutati, forse non abbastanza raffinati per figurare nell'universo prog/math metal contemporaneo, forse troppo "arrotondati" per l'ambiente post-punk nel quale affondano le radici, hanno dimostrato negli ultimi 5 anni di aver raggiunto una solidità invidiabile. Solidità paradossalmente e indissolubilmente legata ai contrasti che il gruppo statunitense è riuscito a miscelare in 3 album che sono valsi come una conferma, e che ha riproposto nel nuovissimo "Afterburner".

 

Le cose che funzionano sono lì in bella mostra, dall'ormai collaudato duetto vocale tra Tilian Pearson, pulito nel cantato come nei testi, e Jon Mess, più votato allo scream di versi apparentemente privi di senso (come "multiple stab wounds, yeah") e al puzzle di elementi variopinti ed eterogenei che trova facile riscontro nel disegno di copertina di "Afterburner". Questa specie di Guernica rivisitata ad ironica rappresentazione della società odierna è infatti un chiaro biglietto da visita per la musica che troviamo nel disco.

 

Le strutture dei pezzi sono, come al solito, altamente irregolari. Tra gli esempi più eclatanti di questo aspetto è "Calentamiento Global", che nasce da una breve intro di batteria e incalza il basso di Tim Feerick, sempre centrale nello scheletro dei brani, sul quale gli intrecci armonici della chitarra di Will Swan gettano colore e accompagnano il duetto canoro bilingue in inglese e spagnolo. Si alternano poi lenti ed orecchiabili ritornelli latin pop ed improvvise accelerate hardcore di Mess, prima di entrare in un finale squisitamente math rock. Si tratta sicuramente di uno dei momenti più in evidenza di una prima parte di disco costituita da pezzi di appetibilità immediata come i singoli "Prisoner" e "Lyrics Lie", ma anche "One In A Million" e la singolare "Parody Catharsis", che porta il timbro principale di Swan, autore di un ottimo lavoro con le chitarre, ma anche di un verso rap, che è ormai un'ulteriore caratteristica affermata di questa variopinta band.

 

I lati deboli di "Afterburner" si snocciolano, ahinoi, assieme allo scorrere dell'album. Sebbene infatti si tratti di una release con una lunghezza nella media, la durata percepita è ben superiore ai 48 minuti incisi. Al di là di una conclusione decisamente sottotono rispetto alla prima metà abbondante di materiale registrato, quello che si avverte considerando il disco nella sua interezza è una stagnazione quasi paradossale se si pensa a varietà e dinamismo da noi stessi decantati qui sopra. Si trovano infatti brani superflui, come "Born To Fail" e "Parallels" in rapida successione, così come si avverte forzato in alcuni frangenti lo scream di Mess.

 

Per questi motivi "Afterburner" risulta un disco assolutamente piacevole, composto da alcuni brani killer di grande immediatezza, ma che perde un po' in compattezza rispetto ai suoi più diretti predecessori. La musica dentro a questo lavoro è sicuramente la più accessibile mai proposta dai Dance Gavin Dance ed è in grado di strizzare l'occhio alle diverse correnti artistiche che lambiscono l'ambito della band. "Afterburner" è quindi sicuramente un portale di accesso all'universo dei californiani, rafforzandone lo stile ma aggiungendo forse troppo poco alla loro discografia.





01. Prisoner
02. Lyrics Lie
03. Calentamiento Global
04. Three Wishes
05. One In A Million
06. Parody Catharsis
07. Straberry's Wake
08. Born To Fall
09. Parrallels
10. Nighy Sway
11. Say Hi
12. Nothing Shameful
13. Into The Sunset

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