Blue Öyster Cult
Cult Classic

2020, Frontiers Music s.r.l.
Hard Rock

Frontiers ristampa in versione remasterizzata un vecchio "greatest hits" dei Blue Öyster Cult nel debole tentativo di sottrarre all'oblio la storica band di Long Island.
Recensione di Matteo Poli - Pubblicata in data: 24/01/20

Nel 1994 veniva dato alle stampe dalla Columbia/CBS, circondato da una cupa aureola di epitaffio, "Cult Classics", ventesimo album in studio e prima raccolta antologica ufficiale dei Blue Öyster Cult. Dopo le defezioni della storica sezione ritmica dei fratelli Joe e Albert Bouchard (rimpiazzati qui da abili quanto mercenari turnisti) e dopo il deludente "Imaginos", la band si barcamenava nel riflusso e nel riflesso dell '"Età dell'Oro del Cuoio" cavalcata dai B.O.C. a metà anni '70.


Quando, tanto per capirci, "Agents Of Fortune" (1975) e "Spectres" (1977) ottenevano dischi d'oro e di platino, i tour mastodontici e saturi di effetti laser imperversavano in mezzo mondo e ogni radio sul pianeta che avesse accesso a un canale FM, tra un pezzo di Stevie Wonder e uno di Elton John, trasmetteva senza requie "(Don't Fear) The Reaper". Ne nacque persino una parodia sul Saturday Night Live, interpretata da Christopher Walken, da cui derivò un'espressione idiomatica US tutt'oggi in uso: more cowbell! (più campanaccio!).
Prima del declino in temperie grunge e del successo planetario a metà Settanta, i B.O.C. - originari di Long Island, Stato di N.Y. - erano esorditi come eredi degli Steppenwolf e dunque sulla falsariga degli Stones, fortemente sostenuti dal critico musicale e loro futuro "ideologo" Sandy Pearlman, che scriverà buona parte delle loro migliori liriche.


I loro primi lavori, che fondono in sapiente pastiche psichedelia, progressive e hard rock, collocano la band tra i nomi di punta nell'alveo del nascente panorama hard & heavy, quando i confini dei due megageneri erano più sfumati e permeabili che nei '90. Per molti, i B.O.C, sono il quarto e occulto vertice della triade Led Zeppelin - Deep Purple - Black Sabbath, quello più orientato al pop, certo, (come accadrà poi ai quasi coevi Thin Lizzy) ma non meno privo di fascino e asperità; certo l'heavy metal di là da venire deve molto alla band, non solo per essere stata tra le prime a infondere con disinvoltura fantasy, horror e fantascienza nei propri temi (tanto per fare un esempio su tutti, da dove mai i Maiden avranno tratto il modello per il testo di "Aces High" se non dalla battaglia aeronautica tra Luftwaffe e Royal Air Force sui cieli della Westfalia di "ME 262"?); ma soprattutto perché molte band destinate a grande successo (leggi: Metallica, ma anche Iced Earth, Fu Manchu e altri) hanno sempre tributato alla band cover, onori e citazioni.


Attualmente ancora in sporadica attività (soprattutto live, l'ultimo album in studio "Curse Of The Hidden Mirror" risale al 2001) e sotto contratto con la Frontiers, la band - della cui formazione originale restano ormai solo il singer Eric Bloom e Buck Dharma alla chitarra - ha deciso di ripubblicare (non è la prima volta) questa raccolta, che se non contiene inediti o rarità di rilievo (tolta la studio version di "Buck's Boogie"), ha almeno il pregio di presentare versioni alternative a quelle reperibili sugli altri album in studio, di cui citiamo quella extended di "E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence)" e il bel rifacimento di "Flaming Telepaths", mentre constatiamo che gli altri brani, sebbene pregevoli e professionali, hanno solo l'ombra del fascino degli originali. Intrigante se pur autunnale introduzione, per chi non conoscesse per nulla i B.O.C. ma modesta attrattiva per chi li pratica da tempo, l'album è stato remasterizzato e corredato di nuovo artwork.





01. (Don't Fear) The Reaper
02. E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence)
03. ME 262
04. This Ain't The Sumer Of Love
05. Burning For You
06. O.D.'D On Life Itself
07. Flaming Telepaths
08. Godzilla
09. Astronomy
10. Cities On Flame With Rock 'N' Roll
11. Harvester Of Eyes
12. Buck's Boogie
13. (Don't Fear) The Reaper - TV Mix
14. Godzilla - TV Mix

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