Chelsea Wolfe
Abyss

2015, Sargent House
Gothic/Doom/Industrial

L'opera della maturità completa di Chelsea Wolfe.
Recensione di Marco Mazza - Pubblicata in data: 21/11/15

Chelsea Wolfe affonda innegabilmente le sue radici musicali in quel gothic rock dalle tinte folk attorno al quale, nel corso degli anni, ha orbitato la propria forma musicale. Dagli inizi con “The Grime and the Glow” fino a “Pain Is Beauty”, l’artista statunitense ha, comunque, sempre cercato di evolvere la propria soluzione musicale: un percorso di crescita continua che gli ha permesso di realizzare sempre buoni lavori. La nuova uscita, “Abyss”, fa però un passo oltre; abbandona l’approccio più semplice, per quanto apprezzabile, tentato con il precedente disco, per realizzare qualcosa di più complesso. Il risultato è un lavoro intenso nei messaggi e duro nella musica, un’opera capace di scandagliare paure e ansie del subconscio umano.
 
Stilisticamente, l’elemento di maggiore novità di “Abyss” è rappresentato dalle dosi di doom e industrial utilizzate a profusione. L’anima più estrema è ben espressa dall’opener “Carrion Flowers”, una deflagrazione sonica in cui la voce solenne di Chelsea si erge come un pilastro nel mezzo di una tempesta industriale e sintetica. Immediata è la sensazione di instabilità emotiva nella quale si viene lanciati. Una sensazione d’inquietudine cui si arriva con una facilità imbarazzante, come nelle imponenti e oppressive ondate doom di “Iron Moon”, note ispirate dalla vicenda di Xu Lizhi, l’impiegato cinese suicidatosi per i ritmi di lavoro massacranti ai quali era sottoposto. Gli elementi metal sono usati dalla Wolfe come catalizzatore per i dipinti nichilisti che realizza; vedasi ad esempio “Dragged Out” o “Grey Days”, in cui archi e voce si fondono con una batteria marziale creando una composizione spirituale e alienante allo stesso tempo. Importante notare come, anche in questo capitolo discografico, sia di fondamentale importanza, in pressoché tutti i pezzi, l’atmosfera generale creata dalla Wolfe, tra rumorismi noise e trame elettro-industrial: un brano come l’ipnotico “Maw”, potrebbe tranquillamente stare in piedi solo grazie a questo tessuto. Tanti gli episodi di “Abyss” di cui si dovrebbe parlare, come la meravigliosa “After the Fall”, con il suo tappeto elettronico, le litanie apocalittiche di “Survive”, o i brani che mostrano il lato più gracile, come l’acustica “Crazy Love” o l’onirica “Simple Death”, fino alla strumentale title-track, con il suo sconcertante finale di violino capace di abbandonare l’ascoltatore nel suo personale abisso esistenziale.
 
Ascoltare “Abyss” vuol dire intraprendere un viaggio tra i mostri della propria coscienza; è la ricerca personale di una via d’uscita da una stanza senza porte, una lucida analisi delle possibili soluzioni, comprese le più estreme. La vastità di mezzi con cui opera la cantautrice si allarga ancora una volta, spaziando tra gothic, doom, folk, noise e industrial. E’ con questi elementi, che ormai manipola con stupefacente facilità, che riesce a trasferire sull’ascoltatore le preoccupazioni dei molti soggetti cui si è ispirata (in primis lei stessa). Il maggiore uso di suoni ‘metallici’ rispetto al passato, determinato forse dalla recente esperienza con i Russian Circles, rende “Abyss” l’album più duro della sua discografia; un’operazione compiuta senza però intaccare quell’aura di fragilità e d’intimismo che da sempre la contraddistingue. Ciò che ne esce è un lavoro incredibilmente coerente, con testi profondi e sentiti che rendono l’uscita densa di significati e altamente introspettiva.
 
In definitiva, “Abyss” è l’opera della maturità completa di Chelsea Wolfe, un’artista su cui ora, nessuno, può avere più nulla da obiettare sul suo indiscutibile valore.




01. Carrion Flowers
02. Iron Moon
03. Dragged Out
04. Maw
05. Grey Days
06. After the Fall
07. Crazy Love
08. Simple Death
09. Survive
10. Color of Blood
11. The Abyss

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