Charon
Songs For The Sinners

2005, Spinefarm Records
Gothic Metal

Recensione di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 30/08/15

"So it's insicure that light will shine on you, at least I'll give you dark delight" (Eccome..)

 
Se la conquista della popolarità avvenne sull'ali bruciate, ma candide, di "Little Angel" (2001), a consacrare gli Charon, ci pensò il carattere corvino di Songs For The Sinners.
 

Accantonando l'ironica (solo lessicalmente) compilation A-sides, B-sides & Suicides con cui la band finnica si congedò nel 2010, l'ultima release di cui meriti davvero parlare è il suddetto lavoro dedicato a chi, con loro, peccava già dalla svolta gothic nel 1998 oppure se ne infatuò irremediabilmente con The Dying Daylight nel 2003.

 

Sebbene non sia sufficiente a consolarsi d'esserseli persi nei tour con Sentenced o Nightwish, basta il colpo di batteria in apertura a "Colder" per riavvolgere il nastro, di tempo e spazio, per farsi rapire dalla voce, tanto corrotta quanto sensuale, di Juha-Pekka Leppäluoto. È lui il cupo timoniere in rotta di collisione con la sirena di turno, lui che traghetterà (come da contratto) tra un lido e l'altro dell'ade, attraverso il freddo sospiro anticamera della fine.

 

A ruota del secondo singolo ideale, parte in quarta "Deep Water", "a song for lost desire", gradevole e mediano passaggio verso le equivalenti "Bullet" e "Rain", ovvero altre due tracce da apprezzare in autoradio ma che, dopo qualche ascolto, vien troppo facile sacrificare per anticipare il tintinnato, e presto indimenticabile, inizio di "Air". Questa, con la gemella in indole a chiusura, è indubbiamente uno dei due veri gioielli del disco.

 

Agli antipodi, l'unico brano forte della seconda metà di tracklist, forte di violenza strumentale e lirica è la corsa-senza-dio di "Ride On Tears" (da tenersi per i sorpassi) in cui Leppäluoto lascia i suoi toni sorprendentemente bassi alle donnicciole, quelle che si erano commosse e sbottonate per il precedente "the air I breath was gift from you", e torna a far la parte del leone nello "endless carnival of lust". Primo singolo ideale. Dopo di che lussuria e amplificatori vengono dismessi in progressione sul tiro di "Grey" e nella carnale tempesta di "Rust".

 

Infine si bussa, ben più dolcemente, alla porta di "The House Of The Silent". Suadente sussurro a raccontare, in corde di violoncello, di quell'amante in attesa dell'ultimo fiato di lei. Ancora una volta unica testimone, la luna ne riflette tutto e solo il dolore mentre marea sale pietosa a ricoprir quel corpo mai sbocciato. Se avete un cuore s'incrinerà sull'assolo a 3:48. Altrimenti avviatevi pure all'inferno, tanto gli Charon vi aspettano a braccia aperte.





1. Colder
2. Deep Water
3. Bullet
4. Rain
5. Air
6. She Hates
7. Ride on Tears
8. Gray
9. Rust
10. House of the Silent

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