AmbraMarie
Bruciava Tutto

2016, autoprodotto
Alternative Rock

Un album che è donna, undici tracce fatte di occhi, labbra, sorrisi malinconici e lacrime che rigano il viso di una bambina cresciuta forse troppo in fretta, ed ormai donna, nella sua maturità artistica grida la propria interiorità a pieni polmoni facendo della fragilità un denominatore comune, squarciando immagini prestabilite e disegnando la fiera immagine della vertigine.
Recensione di Alessandra Manini - Pubblicata in data: 19/12/16

Un disco in perpetuo mutamento quello creato ed autoprodotto da AmbraMarie (qui la nostra intervista), ovvero un'artista pronta a tornare sulla scena musicale con un secondo album interamente in lingua italiana, ma soprattutto interamente scritto dalle emozioni. Esteticamente sofferto e temporalmente magmatico nel suo evolversi, dopo l'album d'esordio "3anni2mesi7giorni", con "Bruciava Tutto" AmbraMarie trova lo spazio per una nuova componente elettronica che regala un connubio invidiabile con i virtuosismi affidati alla chitarra dell'accorto Michele Vanelli, alle quattro corde il suono grintoso di Raffaele D'Abrusco e alla batteria il metronomo mai banale Mattia Degli Agosti.


L'album si apre con la traccia "Diversa", intensa fin dalle prime battute strumentali, dando l'impressione di essere in continua accelerazione nella totale sintonia con il timbro empatico di AmbraMarie, che affronta la tematica della dissoluzione temporale, tra voci che si fanno chimera incapaci di capire, l'appassire e lo sbocciare nell'assottigliarsi della linea di demarcazione nel loro essere antipodi e complementari. "Diversa", come esserlo, accettandosi e guardandosi davvero è la chiave di lettura per una reazione e allo stesso punto di fruizione per la consapevolezza.


Segue "Regole dell'Universo", brano che si disvela nello specchio del vissuto esperienziale con tutte le controversie di un brano estremamente personale e sincero, il testo è commovente, come se l'artista avesse fatto del proprio dolore un vera e propria consapevolezza in musica, in cui la trama musicale come un libro non sempre accessibile trova il proprio codice in immagini che l'ascoltatore deve avere la capacità, stringendole a sé di rendere proprie. Un racconto che si disegna nella forza di dire no, di un'anima conscia di poter essere anche senza quella metà che aveva fino a quel momento le sembianze del tutto. "Ora che non sei più l'unica poesia", superando nella propria diversità ostacoli e separazioni "siamo in viaggio e niente non è mai per sempre". Troviamo uno scorcio di quotidianità in "Un giorno da dimenticare" che dal presentarsi nella relatività del singolo giorno arriva ad un inquadramento assoluto, non solo un anno ma "gli anni, tutti gli anni". Nel pezzo il tandem basso-batteria alterna magistralmente ritmi più o meno intensi, rendendo a pieno lo scorrere inesorabile del tempo. "Nella stanza buia" è un vero e proprio preziosismo, una storia nella storia di un album che può tranquillamente far perdere in un incredibile serpeggiare narrativo.
Il pezzo porta con sé una seconda voce, quella dell'artista poliedrico Omar Pedrini; il viaggio legato a questo splendido duettare lo potete trovare anche nelle parole rilasciate da AmbraMarie ai nostri microfoni.
Un dipinto gotico in tutte le sfumature del nero, nero come le pareti cantate nel pezzo, il cui colore è rimasto sulle mani di AmbraMarie nella copertina dell'album. Le pareti nere della stanza buia, cadendo, vestono la metafora dell'oppressione, della paura e per quanto possano essere state un ostico antagonista "le abbiamo bruciate insieme". "Nella stanza buia" esprime la sua qualità piena, nelle sonorità eccentriche ed una performance eccezionale del batterista Mattia Degli Agosti. "Niente più di te", si presenta tra gli arpeggi delicati dei cordofoni affidati a Michele Vanelli e Raffaele D'Abrusco, che nel procedere del brano lasciano alla voce l'intera scena sonora, un pezzo che si descrive nelle sue stesse parole "ora che, non mi è rimasto niente più di te, mi accorgo che noi due insieme, facevamo un solo cuore, che respirava, le nostre logiche impossibili da spiegare". Un brano che si disegna davanti alla finestra, dove chiunque ascolti "Come un'ombra" non può far altro che restare attonito ad osservare la storia in musica che prende corpo. Il tempo nel suo più piccolo frammento, cristallizzato come un granello di cenere bianca del deserto, nel lento trascorrere del giorno che si trattiene per non lasciar spazio alla notte, un disegno caotico di luci ed ombre che trova nel tramonto il palcoscenico ideale per far danzare un ombra nelle sere d'estate. "Bruciava tutto", il brano che si fa carico di portare il nome dell'album, potrebbe sembrare il capitolo conclusivo della storia che AmbraMarie ha creato ed espresso in versi e sonorità ricercate, invece mentre la voce si dissolve avvolta nel corpo strumentale, questa è l'ennesima prova di coraggio, perché segue una ghost track tutta da scoprire, scritta ed ispirata ai giorni newyorkesi dell'artista.

 

Un album con un'anima fragile e allo stesso tempo capace di trasmettere tutta la forza necessaria per rialzarsi, un messaggio comune che si incatena dentro. AmbraMarie torna con questo secondo album che si racconta una traccia dopo l'altra trasmettendo la voglia di fare della musica negli appuntamenti live, il 23 Dicembre al Brazen Head di San Colombano al Lambro a Milano ed il 30 Dicembre al Fuori Onda di Cura Carpignano a Pavia.





01.Diversa
02.Regole dell'universo
03.Un giorno da dimenticare
04.Nella stanza buia
05.Niente più di te
06.Come un'ombra (Un deserto di cenere bianca)
07.Odio di lei
08.Perdersi
09.Di re, draghi e dame
10.Bruciava tutto
11.Scritta col veleno

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