Brand Of Sacrifice
Lifeblood

2021, Blood Blast
Technical Deathcore

Un monolite, un bastione impossibile da abbattere in alcun modo: il nuovo album dei canadesi è follia pura, furore sproporzionato e senza schemi.
Recensione di Giampiero Pelusi - Pubblicata in data: 08/03/21

Bastano solo quattro minuti: il tempo di ascoltare il singolo "Demon King" e i Brand Of Sacrifice trascinano, con un gancio arrugginito, nel loro delirio sonoro. Formatisi a Toronto, con un EP ed uno studio album alle spalle, i cinque canadesi, capitanati dal carismatico frontman Kyle Anderson, tornano in scena nel più brutale dei modi: "Lifeblood" è un monolite, un bastione impossibile da abbattere, il marchio a fuoco di una delle band più interessanti dello scenario deathcore odierno.


Così come per le precedenti uscite, il concept dell'album si basa sul manga dark fantasy "Berserk" di Kentarō Miura, dove la violenza è il fulcro necessario ed inevitabile attorno a cui ruotano tutte le vicende, violenza che nel disco viene tramutata in brutalità sonora, un technical deathcore a cui si aggiungono groove, metalcore con inserti industrial alla Code Orange, grindcore, mathcore, djent e sezioni orchestrali degne dei migliori film apocalittici. Un massacro inaudito, un'esagerazione acustica devastante dove le basse frequenze mandano in cortocircuito la mente e scatenano la natura animalesca che risiede dentro di noi.


Basta ascoltare i singoli estratti per farsi un'idea dell'uragano che sta per inghiottirci: "Demon King", "Animal" e "Lifeblood" descrivono uno spettacolo raccapricciante, growl maligni si spalmano sui blast beat massacranti di Rob Zalischi e i pig squeal governano i breakdown statuari generati dalle sette corde. Il resto del disco non cambia attitudine e, tra intermezzi sinfonici che permettono di prendere una minuscola boccata d'aria, si rientra nel bel mezzo della carneficina. "Mortal Vessel", che vede la partecipazione di Ben Duerr degli Shadow Of Intent, si rivela una delle tracce più irrequiete, con cambi di tempo da capogiro ed un refrain veramente convincente. Sono proprio i ritornelli uno dei punti forti del disco, dei veri e propri uncini che attraggono come magneti, soprattutto perchè riescono a conferire una dimensione normale all'anormalità generalizzata del disco. A conferma di ciò ci sono "Foe Of The Inhuman", in cui a Kyle Anderson si affianca Eric Vanlerberghe degli I Prevail a suggellare un pezzo violentissimo che sfocia in un ritornello deciso e di carattere metalcore e "Vengeance", con la partecipazione di Jamie Graham, che rende la traccia una delle più orecchiabili e melodiche dell'intero album. Come detto poc'anzi, infatti, nel mezzo di una tale oscurità un grosso spazio se lo ritaglia la melodia, che viene fuori nelle sezioni orchestrali come "Perfect World", vere e proprie chicche del disco, che ci catapultano nel campo di battaglia di Gatsu e nel bel mezzo delle sue peripezie contro le forze del male.


"Lifeblood" è un disco esagerato, provocatorio, oscuro, delirante. Non ci sono mezze misure, i Brand Of Sacrifice martellano senza scrupoli e portano avanti un concept veramente azzeccato. Scelta difficile e coraggiosa quella di basare la quasi totalità della propria musica su un manga, soprattutto perchè vige l'ombra di una ripetitività che, a lungo andare, potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio. Nonostante ciò, la proposta dei canadesi funziona perfettamente perchè, nel suo mix letale, riesce a far immedesimare in un'atmosfera ribollente, dove il destino dell'uomo fa da contrappeso all'inesorabile potere del male. "Lifeblood" è follia pura, furore sproporzionato e senza schemi: catapultatevi nel suo mondo e sarà difficile uscirne.





01. Dawn
02. Demon King
03. Animal
04. Altered Eyes
05. Prophecy Of The Falcon
06. Perfect World
07. Mortal Vessel
08. Foe Of The Inhuman
09. Vengeance
10. Ruin
11. Corridor Of Dreams
12. Lifeblood

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