Neck Cemetery
Born In A Coffin

2020, Reaper Entertainment
Heavy Metal

Che succede quando tanti session man temporaneamente inoccupati e appassionati di power ed heavy classico si mettono in combutta?
Recensione di Matteo Poli - Pubblicata in data: 12/10/20

Tutto è iniziato come side project per un manipolo di session man in temporanea o definitiva pausa dalle rispettive esperienze, come Boris - ex chitarrista dei Black Sheriff - e Lukas - attuale drummer della medesima band, o come Matt - bassista degli Hornado - e Jens, ex- cantante degli Aleatory. Ed ecco i Neck Cemetery: tutti condividono la provenienza - vengono da Colonia e dall'area della Ruhr - e la stessa passione per il power metal, la NWOBHM e l'heavy classico statunitense. Così, quando si unisce a loro Yorck - il chitarrista dei Sodom -, i giochi fanno presto a farsi; la band entra ai Gernhart Studio tra febbraio e marzo 2020 con non pochi problemi, essendo in piena pandemia; li produce Martin Buchwalter, noto alla scena hard & heavy per avere lavorato con TankardDestruction, Tom Angelripper, Paul Di'Anno e altri; collaborano alle incisioni Chris Boltendahl dei Grave Digger e il chitarrista Michael Koch; l'artwork della copertina del nuovo album è creata da Besil Wrathbone che ha già lavorato per i Sodom e per la marca di skateboard "Koloss". Ed ecco: "Born In a Coffin"
Secondo la band: «L'idea era quella di tirar fuori un po' dell'atmosfera di "Racconti dalla Cripta"»


Dove collocarli? Senza riserve nell'attuale onda lunga di riscoperta dei generi old school dell'heavy metal. Una tradizione solida che costruisce la track sull'efficacia granitica degli anthem, sull'epicità delle twin guitar e sulle dinamiche trascinanti. Lungi da questo album chiunque cerchi sperimentazioni e voli pindarici; qui si visitano i lidi ben sperimentati di una penisola musicale che ha fatto la fortuna di molte band tra fine Settanta e primi Ottanta. Se stessimo partecipando a una battaglia barocca, diremmo che il nostro esercito combatte alla vecchia maniera: l'intro galvanizzante (" L.F.I.R.S."), la prima carica di artiglieria ("King Of The Dead" e "Castle Of Fear"), la cavalcata solenne e sostenuta in odor di Maiden ("The Fall Of A Realm"), il midtempo ("Banging In The Grave"), l'affondo sabbathiano ("Feed The Night") e la seconda carica, questa volta di fanteria, echeggiante i Gamma Ray ("The Creed") che prelude all'assalto finale ("Sisters Of Battle" ,un quasi omaggio ai Saxon). Tutto al suo posto, insomma, anche se sembra che la band stia mettendo a punto il proprio suono sperimentando una serie di standard con gusto, sì, ma senza prenderla troppo seriamente, come il teschio che ci ghigna gigione dalla cover. Solo un divertimento? Sarà il tempo a dirlo.





01. L.F.I.R.S.
02. King Of The Dead
03. Castle Of Fear
04. The Fall Of A Realm
05. Banging In The Grave
06. Feed The Night
07. The Creed
08. Sisters Of Battle

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