Blindead
Ascension

2016, Mystic Production
Progressive/Doom Metal

Il 2016 ha finalmente portato alla luce la nuova release dei Blindead, che certo non manca di riservare sorprese.
Recensione di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 24/12/16

SCROLL DOWN FOR THE ENGLISH VERSION!

 

---ITA--- 

 

Il 2016 è stato l'anno in cui i Blindead, band polacca di Gdynia, hanno finalmente rilasciato il loro ultimo e travagliato lavoro, "Ascension". I mutamenti nella line-up e le conseguenti dilatazioni nei tempi di produzione hanno, infatti, contribuito a generare un sentimento misto tra trepidante attesa e leggera diffidenza nei confronti dell'album.


Prima di tutto, la voce. A Piotr Pieza tocca l'ingrato compito di non far rimpiangere ai fan Patryk Zwolinski, storico frontman del gruppo, ed è comprensibile che possa servire del tempo per abituarsi alla sua personale interpretazione dei brani.


"Hearts", in apertura, è un chiaro segnale di svolta per la band. Per chi ha ancora nelle orecchie i temi del riuscitissimo precedente lavoro "Absence", il ritmo tribale e l'atmosfera lenta e ipnotica di questo pezzo non possono che sembrare elementi in contrasto con lo stile dei Blindead. Servono quindi due tracce come "Hunt" e "Horns" a ricordare che la matrice Sludge è tutt'altro che accantonata e che la band sa ancora picchiare come si deve.


Il cambiamento resta però evidente, il gruppo di Gdynia ha raffinato il proprio lato progressive e ispessito la presenza di sonorità post rock, frutti probabilmente delle collaborazioni ed amicizie con i membri dei connazionali Riverside. Tracce come "Pale" o "Gone" risultano forse le più interessanti, proprio per la loro elaboratezza a livello musicale, che bene si sposa in particolare con la voce profonda di Piotr. Tutto ciò conferisce ad "Ascension" un'atmosfera tetra ed inquieta, che raggiunge il suo culmine nella parte finale dell'intensa "Ascend".


Terminato l'ascolto del disco, dopo la brusca interruzione di "Hope" in chiusura, le sensazioni non piovono così dirette come in "Absence", ma necessitano di tempo per essere elaborate. A primo impatto sembrerebbe che il lavoro manchi dell'usuale grinta ed intensità tipiche dei Blindead, ma ascolti più approfonditi rivelano trame maggiormente sofisticate (mai comunque troppo estranee in passato) ed aiutano ad incamerare definitivamente il cambio di vocalist. In definitiva, anche se forse non siamo ai livelli del precedente album, il materiale proposto in questa release è decisamente interessante, e può rappresentare un nuovo punto di partenza per le ambizioni di questi ragazzi, che mostrano una varietà di elementi e sonorità sempre maggiore.

 

---ENG---

 

2016 is the year in which Blindead, Polish band from Gdynia, finally released their last, troubled album "Ascension". Changes in the line-up and the consequent dilation in production time contributed, in fact, to generate mixed emotions among the fans, from anxious wait to slight diffidence.

 

Primarily, the voice. Piotr Pieza is invested with the hard and thankless task of replacing Patryk Zwolinski, historical frontman of the band, and it could take some time to get used to his personal interpretation of the songs.


The opening "Hearts" is a clear sign of change. Its tribal beat and slow hypnotic atmosphere represent elements in contrast with the style of Blindead, especially if we still have in our minds the contents of the previous successful record "Absence". At this point, "Hunt" and "Horns" seem meant to remember the Sludge nature of a band that's still capable of playing hard.


Change, though, continues to appear evident. The guys from Gdynia have refined their progressive side and thickened the presence of post rock textures, probable outcomes of the collaborations and friendships with members of the compatriot band Riverside. Tracks like "Pale" or "Gone" emerge then like the most interesting ones, precisely because of their elaborateness in music, which perfectly suits Piotr's deep voice. All this lend a gloomy and unquiet atmosphere to "Ascension", reaching the maximum in the final part of the intense growth of "Ascend".


Once the end of the record is reached, through the sudden interruption of "Hope", the sensations about it are not so direct as they were with "Absence", instead they need time to be correctly elaborated. At first glance, one could think that most of the usual grit and intensity of Blindead is missing, but more deepened approaches to this music reveal more sophisticated textures and furthermore help settling into the new vocals. Ultimately, even if "Ascension" probably isn't at the same level of the precedent album, the material proposed in this release is definitely interesting and could represent a new starting point for these guys' ambitions, as they keep showing an increasing variety of elements and sounds.

 





01. Hearts
02. Hunt
03. Horns
04. Wastelands
05. Pale
06. Fall
07. Gone
08. Ascend
09. Hope

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