Earthless
Black Heaven

2018, Nuclear Blast
Stoner Rock/Psych

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 13/03/18

A cinque anni dall'ottimo  "From The Ages" (2013), gli Earthless, dopo essersi chiusi in quei Rancho De Luna Studios che hanno visto Kyuss e Queens Of The Stone Age  produrre cavalcate profumate di deserto e mescalina, tracciano, con il nuovo album "Black Heaven", traiettorie meno frequentate nel corso della carriera. Da sempre dedita a un instrumental rock centrifugante blues, hard e psichedelia, la band questa volta decide di puntare sull'utilizzo della voce nella maggioranza delle piste, costruendo brani che, se non rinunciano all'abituale running time da competizione, tuttavia si distinguono per intelligibilità e scioltezza. Un'iniziativa, complice la distribuzione targata Nuclear Blast, che avvicina il gruppo a un sound connesso alla riscoperta del passato e volto maggiormente in direzione mainstream: una miscela di Jimi Hendrix, Cream e Led Zeppelin in salsa stoner, nella quale le evoluzioni delle sei corde del singer Isaiah Mitchell si ergono a protagoniste assolute, relegando in secondo piano il pur pregevole contributo della sezione ritmica di Mario Rubalcaba e Mike Eginton.
 
 
Il platter si apre con "Gifted By The Wind": groove irresistibile e linee di chitarra intrise di wah per una traccia che sin dal principio sembra ricamata su misura per una crociera in Cadillac Eldorado lungo l'interstate 45 e il vento tra i capelli. Piuttosto conciso e focalizzato su una cateratta continua di riff, il pezzo possiede un'innegabile sensazione "classica"; un'atmosfera da bignami seventies che continua sia in "End To End", una sorta di aggiornamento contemporaneo di "Voodoo Child (Slight Return)", sia nel jamming di "Electric Flame", nel quale i musicisti edificano un andirivieni di fughe incandescenti da improvvisazione controllata. Mentre la breve stoccata "Volt Rush" trascina i ZZ Top  nelle macchie xerofile australiane, la title-track rientra nello standard consueto degli Earthless attraverso un tour de force di fraseggi carichi di effetti e suggestioni psych: uniche schegge puramente strumentali che anticipano la conclusiva "Sudden End", epica downtempo in cui i solo del guitar hero dall'ugola nasale rappresentano perfettamente quell'unione di spontaneità e progettazione che innerva l'intera opera. L'incendiario live set può dirsi terminato.
 
 
Un disco come "Black Heaven" rischia di frastornare l'ascoltatore avvezzo a considerare gli Eathless un terzetto in grado di creare assemblaggi liquidi tirati in acido sbriciolanti il concetto stesso di struttura compositiva: il processo di relativa normalizzazione se da un lato accresce la visibilità commerciale dell'act di San Diego, dall'altro ne snatura la carica sperimentale e funambolica. Benché il ricorso a sonorità appartenenti a un patrimonio ampiamente sfruttato banalizzi in parte un LP in odore d'alta classifica, l'abilità di Mitchell nel servirsi con nonchalance di diversi registri stilistici e la padronanza totale della sua Fender salvaguardano il lotto dal revival asfittico e troppo prevedibile. Per un inabissamento elettrico nei circuiti della tradizione.




01. Gifted By The Wind
02. End To End
03. Electric Flame
04. Volt Rush
05. Black Heaven
06. Sudden End

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