Björk
Vulnicura

2015, One Little Indian
Elettronica/Experimental

Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 25/01/15

Si ringrazia Michele Techilao per la collaborazione.

 

A distanza di quattro anni dal precedente "Biophilia", è uscito pochi giorni fa - dopo una querelle sul web legata alla diffusione del leak dell'album, da cui la stessa autrice da parte lesa ne è uscita vincitrice anticipando l'uscita ufficile inizialmente prevista per marzo - "Vulnicura", il nuovo lavoro della cantante. Vulnicura, che sembra quasi una parola latina, ma non lo è. Sperimentale come tutta la musica dell'artista, l'album - per citare le parole della stessa Bjork - "parla di ciò che potrebbe accadere a una persona alla fine di una relazione, di dialoghi che possiamo avere nelle nostre teste e nei nostri cuori e dei processi di guarigione".

 

Difficile parlare della musica in sé, perché più che di canzoni vere e proprie si tratta di poesie cantate, poesie che catturano emozioni pure, viscerali, verbalizzandole all'istante in tutta la loro chiarezza e complessità. Ed è così che un sound elettronico e neo classico al tempo stesso fa da sfondo a testi difficili come "Black Lake" e testi semplici come "History Of Touches". Entrando più nello specifico troviamo l'alternarsi di metafore complicate come "Like Milking A Stone" (come mungere una pietra), parole semplici e crude come "Every Single F*ck" e immagini visionarie come "There Is A Swarm Of Sound". In ogni caso il tema dell'album è l'amore, l'amore passato ma non necessariamente infranto, l'amore "mummificato" (come si dice nella canzone "Atom Dance"), l'amore come appare nel ricordo, lucido e dolente, l'amore che rende eterni e protegge dalla morte. La canzone che più riassume lo spirito dell'opera e che potrebbe fungere da conclusione ideale per questa recensione è "Notget".

 

L'analisi della struttura e dell'evoluzione della struttura stessa nella natura artistica di Bjork è saldata all'analisi dei testi dell'album stesso: "Vulnicura" è un album difficile ma per questo interessante, e soprattutto è naturalmente provocatore. Bjork riesce a comunicare le sue intenzioni, ma magistralmente e specialmente riesce a generare nell'ascoltatore una fucina di scenari ed immagini che prendono forma attraverso la linfatica essenza delle sue stesse canzoni.





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