Animal Drive
Bite!

2018, Frontiers Music
Hard Rock

Un esordio col botto per gli Animal Drive, capaci di emulare con personalità le atmosfere dei grandi maestri hard rock.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 22/02/18

Capita troppo spesso di dover sentire le massime ingiuste e scorrette secondo cui oggigiorno sono solo band ormai esperte e in età avanzata a portare avanti la bandiera del rock e del metal. Nonostante questi giudizi, quasi sempre affrettati e sommari, negli ultimi anni si sono fatte strada attraverso il difficile panorama musicale odierno diverse band, capaci di farsi notare da label e pubblico. Può capitare a volte che l'estimatore sia una leggenda del genere proposto ed è proprio questo che è accaduto agli Animal Drive, entrati nell'orbita Frontiers grazie all'apprezzamento di Jeff Scott Soto. Occorre però dirlo, questa attenzione è più che meritata. La giovanissima band croata, capitanata da Dino Jelusic è stata fondata nel 2012 e, dopo alcuni anni di gavetta, non si è lasciata scappare l'occasione d'oro registrando e pubblicando "Bite!", album d'esordio di tutto rispetto.

 
Il lavoro si snoda attraverso classiche sonorità hard rock e melodic metal, mantenendo sempre una grande incisività. I momenti di noia sono infatti ridotti ai minimi termini e, anche nei brani in cui la melodia prende il sopravvento, gli Animal Drive riescono a stupire grazie ad una formula già collaudata in passato, ma proposta in modo ottimale. "Bite!" non presenta certo sconvolgenti novità rispetto a molti dischi hard rock che hanno fatto la fortuna di Whitesnake o altre band simili, ma al giorno d'oggi sono davvero poche le band così giovani in grado di emulare i maestri del passato con tale personalità e raggiungendo questi risultati.

 

Fin dalla opener "Goddamn Marathon", il lavoro è impregnato da riff abrasivi come l'asfalto e domati con maestria dalla favolosa voce di Jelusic. Il cantante è protagonista in ogni singola traccia dell'album e riesce a dare il meglio di sé sia nei pezzi più tirati che nelle poche ballate. Ne è un chiaro esempio l'emozionante crescendo di "Carry On", guidata dal pianoforte e sostenuta da alti picchi di emozionalità. Quasi tutte le tracce si equivalgono e sono pochissimi i pezzi che abbassano leggermente la media. Tra quelli da ricordare, una notevole sorpresa è "Devil Took My Beer Again", intrisa di un piacevolissimo sapore southern.

 

A mettere il fiocco a tutti i pregi elencati finora, si aggiunge anche una produzione ottima, che fa risaltare i suoni ruvidi e cattivi di cui il lavoro è impregnato. Fa piacere poter ascoltare un disco del genere composto e suonato da ragazzi così giovani e affamati. I peccati di inesperienza sono pressoché inesistenti e l'album potrà essere divorato da qualsiasi fan del rock o del metal. Forse sembra scontato dirlo, ma è sempre soddisfacente poter ascoltare un nuovo disco dannatamente hard rock, con cui dimenticare per un'oretta i problemi della vita di tutti i giorni.





01. Goddamn Marathon
02. Tower Of Lies (I Walk Alone)
03. Had Enough
04. Hands Of Time
05. Lights Of The Damned
06. Time Machine
07. Father
08. Fade Away
09. Carry On
10. Devil Took My Beer Again
11. Deliver Me

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