City Of Thieves
Beast Reality

2018, Frontiers Music
Hard'N'Heavy

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 14/10/18

Greta Van Fleet vengono considerati, a torto o a ragione, gli eredi naturali dei Led Zeppelin: un singer di grande livello e promettenti qualità compositive sembrano deporre a favore di una loro totale autonomia dal Dirigibile nel prossimo futuro. Un discorso analogo potrebbe essere esteso ai City Of Thieves, giovane gruppo londinese al debutto sulla lunga distanza con "Beast Reality"; ma il paragone tra i percorsi delle due giovani band crolla al primo ascolto come un effimero castello di carta. I nostri, anziché trarre semplicemente ispirazione da qualche mostro sacro della musica eleggendolo a proprio Penate, prediligono comporre un centone dell'hard'n'heavy anni '80 dalla verniciatura moderna e luccicante da cui riesce davvero difficile, però, scorgere dei barlumi di originalità. 

 
D'altronde, saccheggiare abbondanti dosi di riff dagli AC/DC non può che provocare malcontento, e costruire dei brani centrifugando, di volta in volta, Nikki SixxSlash Joe Perry (a voi la scelta) non contribuisce certo a consolidare la reale sostanza artistica degli inglesi. A completare il quadro provvedono i pezzi all'interno dei quali il gruppo modera, per un attimo, il ricorso alle estrapolazioni celebri e spolvera tentativi d'autore: il risultato si traduce in una striscia anonima e priva di nerbo.

 
Alla pari di una bibita frizzante che, appena aperta, perde bollicine e sapore, il disco lancia, in principio, discreti segnali di vivacità, poi si affloscia, declinando inesorabilmente: brioso quando si tratta di riesumare le notti brave dei Mötley Crüe, ("Reality Bites", "Fuel And Alcohol"), semplice e diretto in una "Buzzed Up City" di cui Malcom Young si sentirebbe defraudato, spavaldo nelle linee aerosmithiane di "Lay Me To Waste": "Control" raggiunge il massimo picco del coinvolgimento, riuscendo nell'equivoca impresa di agglutinare le tre storiche formazioni citate in un pezzo dal running time radiofonico. Il resto appare un susseguirsi di canzoni che a fatica si distinguono l'una dall'altra, associando elementari 4/4, ritornelli dalla memorizzazione immediata e dall'oblio istantaneo, bridge melodici in auge durante la fase distensiva della Guerra Fredda. Certo, fa eccezione la cadenza squadrata e l'allure grezzo di "Incinerator", ove anche la voce del frontman e bassista James Lailey, di solito stridula e aguzza, si abbarbica su spuntoni più tondeggianti: un vero peccato che la traccia appartenesse già all'EP omonimo pubblicato nel 2015.

 
In sintesi, i City Of Thieves dimostrano di possedere, al momento, armi insufficienti per graffiare e convincere. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi.

 






01. Reality Bites
02. Fuel And Alcohol
03. Buzzed Up City
04. Lay Me To Waste
05. Control
06. Incinerator
07. Animal
08. Right To Silence
09. Born To Be Great
10. Damage
11. Give It Away
12. Something Of Nothing

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