Batushka
Hospodi

2019, Metal Blade Records
Black Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 14/07/19

L'improvvisa first release del 2015, "Litourgiya", ricevette un enorme successo di critica e di pubblico, a cui seguì uno spettacolare live tour in giro per il mondo: si attendeva dunque con impazienza la nuova mossa dei Batuskha, uno dei gruppi emergenti della scena nera europea. Tuttavia, a dicembre, la situazione cambia volto: dopo una disputa caotica e fin troppo mediatica tra i due principali membri, il singer Bartłomiej "Bart" Krysiuk e il chitarrista Krzysztof "Derph" Drabikowski, la band si divide in due tronconi. Con entrambe le fazioni trincerate in una battaglia giuridica sui diritti del moniker, nel mese di maggio l'axeman polacco rende disponibile in streaming "Requiem"; ora, tocca al singer rispondere per le rime con un proprio LP realizzato sotto il patrocinio della Metal Blade. 

Mettendo a latere le beghe legali, bisogna osservare che qualsiasi album dovrebbe sempre essere giudicato dalla musica in esso contenuta: in tal caso "Hospodi" cerca, in una certa misura, di conservare intatto il sound dell'esordio. I canti gregoriani e le salmodie cerimoniali, componenti di chiaro sapore monastico tratte dagli uffici sacri della Chiesa ortodossa orientale, si fondevano al più tradizionale BM in un insieme coeso ed emozionante. Mentre il primo disco offriva sul piatto un rituale di adorazione, il secondo, invece, dà fiato e corpo alla celebrazione della Morte: ma questa volta, benché il trucco liturgico ancora funzioni, il risultato finale procura flebili assensi.

I brani, arrangiati un po' alla buona, sembrano iniziare mezzo minuto in ritardo, i riff, scolastici, spesso somigliano spudoratamente a quelli che informavano il debutto, la reiterazione degli arpeggi soltanto in parte riesce a creare un clima ipnotico e seduttivo. Inoltre, la parallela dilatazione di violenza e atmosfera, quasi a voler segnare uno scarto rispetto al recente (e tumultuoso) passato, non regala gli effetti desiderati: figlio della fretta e della presunzione, il lavoro mostra, paradossalmente, gli stessi difetti del concorrente. Davvero un peccato, malgrado non manchino i lampi di classe: l'intro funebre "Wozglas", i bpm in crescita progressiva di "Dziewiatyj Czas", l'evocativo black'n'roll di "Wiezczernia", la ferocia di "Polunosznica". Anche la voce di Krysiuk lascia il segno: nella marziale e poderosa "Utrenia", il nostro interpreta, con grande disinvoltura, il ruolo del predicatore aggressivo e della bestia demente e sono le sue urla gutturali a griffare un lotto altrove narcolettico e stiracchiato.


Se tirassimo le somme di "Hospodi" guardando all'esplosivo platter inaugurale, le valutazioni tenderebbero al negativo: considerati, però, il background della genesi, il comprensibile orgoglio del mastermind e la qualità di alcuni pezzi, la presente versione dei Batushka difende dignitosamente il proprio onore. Con la certezza assoluta che a braccetto non si zoppica, mai.

 





01. Wozglas
02. Dziewiatyj Czas
03. Wieczernia
04. Powieczerje
05. Polunosznica
06. Utrenia
07. Pierwyj Czas
08. Tretij Czas
09. Szestoj Czas
10. Liturgiya

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