Baroness
Purple

2015, Abraxan Hymns
Prog Rock

Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 24/12/15

In a dream,
A great calamity

 

C'è una storia particolare dietro i Baroness. Ci sono indizi di colore, ispirazioni artistiche che diventano prima dipinti e poi musica. Ci sono album che prendono vita dalle tinte dei loro artwork, e non viceversa. Il rosso sanguigno del sorprendente esordio e le sue voci distorte, il più pacato blu del secondo capitolo, l'elegante e poliedrico mix di giallo e verde dell'ultimo doppio album.

 

C'è una storia di album giganteschi e di successi che vanno a sbattere di colpo con la realtà, un pullman che cade da un viadotto, una riabilitazione lunga ma non troppo, una carriera a serio rischio, gli avvicendamenti in line up.

 

E poi c'è il ritorno, "Purple". Sulla copertina un mesto paesaggio notturno, la femminea forza vitale presente finora in ogni cover, la libertà simboleggiata dai volatili, lo spirito di ricostruzione rappresentato dai chiodi. Il quarto album dei Baroness non è esattamente una rinascita, ma è senz'altro un nuovo inizio: lo sludge, gli accenni di progressive metal che vanno a comporre un quadretto familiare ma che riesce tante, tantissime volte a sorprendere.

 

Lo fa "Try To Disappear", che si perde in evoluzioni contorte ai manici come se ci si trovasse dentro un disco dei Mastodon, per poi abbracciare una inaspettata e abbacinante esplosione di pura psichedelia. Lo fa "Desperation Burns", dove la voce di John Baizley tocca picchi di Hetfieldiana indole guerresca e le chitarre si inaspriscono in bending distorti verso l'alto, mentre sul finare le tastiere intervengono a tratteggiare atmosfere claustrofobiche e soprannaturali. Lo fa "If I Have To Wake Up (Would You Stop The Rain)", che incanala in tempi strani e in un andamento intermittente (si sente l'estrazione tipicamente jazzistica della nuova sezione ritmica) un struggente richiesta d'aiuto, un disperato urlo di dolore. Lo fa soprattutto "Chlorine & Wine", suite che sembra sintetizzare in sette minuti il tema di un intero album, che da tristi arpeggi riesce a trovare esplosioni di gioia in cori a voce multipla, in grandiosi inni alla vita.

 

"Purple" è un disco palesemente figlio di una potenziale tragedia, un disco che gronda amore per l'arte e per la musica, abnegazione e perseveranza in mezzo alle avversità: si distanzia dalla grintosa e intransigente forma dei primi dischi, trovando in territori quanto mai distanti dal metal un'altrimenti inavvicinabile potenza espressiva. E porta avanti, tanto imperfetto quanto drammaticamente umano, un autentico messaggio di sopravvivenza, un romantico sberleffo alla mortalità.

 

In spite of the winter
There's ways to keep warm





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