Annihilator
Ballistic, Sadistic

2020, Silver Lining Music
Speed Thrash

Puntuale come la morte e le tasse, torna a macinare metallo la combo di Jeff Waters con un album che non devia di una virgola dalla rotta consueta, senza infamia né lode.
Recensione di Matteo Poli - Pubblicata in data: 29/01/20

Il lupo perde il pelo, ma solo quello. "Ballistic, Sadistic" costituisce la diciassettesima fatica in studio degli Annihilator di Jeff Waters, alfiere canadese del technical speed thrash da almeno tre decenni. Non è difficile parlare di questo disco perché troverà, al solito, detrattori e sostenitori per le medesime ragioni. Non sarà il caso qui di elencare le molte e note idiosincrasie di Waters, croce e delizia di chi lo segue da tempo e che, più o meno, sa già cosa aspettarsi dalla band.
I detrattori, per esempio, criticheranno senz'altro la monotonia dell'ispirazione, il cedere a stilemi e soluzioni ben note e collaudate senza spostarsi di un millimetro da quanto già suonato e risuonato.


E come dargli torto? "Ballistic, Sadistic" gronda echi e autocitazioni al periodo aureo (ma chi stabilisce dove finisce l'autocitazione e inizia l'autoplagio?) senza per altro mai eguagliare la classe del decennio d'oro 1986 - 1996. Più facile segnalare brani che NON ricordano pezzi del passato ("The Attitude" e "I Am Warfare", ad esempio, esibiscono qualche timida novità arrangiativa e armonica), visto che "Dressed Up For Evil", singolo apripista, sembra ricalcare persino nello spelling il classico "Refresh The Demon"(1996); "One Wrong Move" ricorda "In Command"(1990); "Lip Service" è il rifacimento di "Knight Jumps Queen" (1993) e si potrebbe continuare. Il gioco è del tutto palese: non può non essere voluto. Ciò non attenua però la sensazione di dejavu né i conseguenti sbadigli.


D'altro canto i sostenitori della band, lo zoccolo duro e puro, replicherebbero alla critica di monotonia dicendo che gli Annihilator sono semplicemente coerenti e fedeli al loro stile, e poi che ci sarebbe di male nel dare al fan ciò che ama di più? Ricetta perfetta non vuole modifiche, squadra che vince non si cambia. Per altro ai fan storici l'album più vario e riuscito degli ultimi decenni, ovvero "Metal" (2007), neppure era garbato. Inoltre, nessuno può eccepire sulla tecnica né sulla produzione di questo lavoro, inciso agli Watersound Studios (UK) e prodotto dallo stesso Waters.
Tutto vero, tutto legittimo, ma la sensazione di ripetitività non dilegua e sembra corretta solo dall'inesauribile carica della band, che emerge potente in brani come la conclusiva "The End Of The Lie", "Riot" e soprattutto "Out With The Garbage", che varrebbe quasi da sola tutto il lavoro. Come dimostrato da "For The Demented", quando la band si allontana un minimo dallo standard a volte fa centro.


La sensazione è che, come accaduto in altre grandi band (vedi i Megadeth), l'ispirazione vada via via esaurendosi per occlusione, essendo il songwriting da sempre affidato a una sola insindacabile penna (là Mustaine, qui Waters); forse aprire la scrittura ad altri membri della band, dopo anni di line-up stabile, gioverebbe alla freschezza e varietà della proposta, pur mantenendo saldamente il timone sullo stile, ma questo non sembra tra le priorità di Waters. Pazienza. Gli Annihilator sembrano avviati dunque a diventare una di quelle band che punta quasi tutto sull'efficacia sempre inappuntabile dei live (lo stesso non si potrebbe dire dei Megadeth), forti di un seguito storico e fedele che vuole da loro sì qualche novità, ci mancherebbe, ma soprattutto che ad ogni esibizione si apra il baule dei ricordi e si rispolverino i gioielli cari. Benissimo, ma il lupo perde il pelo, oh se lo perde.





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