Bad Religion
Age Of Unreason

2019, Epitaph Records
Punk Rock

Che siate onesti impiegati, liberi professionisti, top manager di multinazionali, o parte di quella massa che cerca di sopravvivere giorno per giorno, i Bad Religion sono la soluzione.
Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 06/05/19

Ogni volta che qualcuno ammette la propria tardiva dipendenza dai Bad Religion, la risposta più frequente che si riceve è più o meno questa, con tutte le possibili variazioni del caso: "quanti ricordi, i mie quindici anni...". Risposta che genera sempre un po' di frustrazione nei primi, sia perchè ci si sente in qualche modo, ancora una volta, fuori tempo massimo (non è la prima volta...), sia perchè dichiarare di averli scoperti magari anche passati gli ‘anta è probabilmente una mancanza imperdonabile. Che siate onesti impiegati, liberi professionisti, top manager di multinazionali, o parte di quella massa che cerca di sopravvivere giorno per giorno, i Bad Religion sono la soluzione. "Adottare soluzioni punk per sopravvivere", per l'appunto. Se per voi i quindici minuti di odio quotidiano non sono la risposta, se il sonno della ragione ai nostri tempi è per voi l'anticamera di un futuro apocalittico, allora siete nel posto giusto.


Relegare "Age Of Unreason" a un revival da festa delle medie non è solo un atto di ingiustizia, ma anche una incredibile occasione persa. L'attacco del singolo apripista "The Wall Within" esplode prepotente come una liberazione, seguito senza soluzione di continuità dai successivi tre pezzi; dalle prime note si gode l'enfasi di una produzione che tutte le hardcore punk band sognano di avere sin da quando iniziano a strimpellare in cantina.


La band di Greg Graffin è ancora la risposta giusta a una giornata da schifo, ai soprusi sul posto di lavoro, al continuo ragliare mediatico delle teste vuote.
Non passeremo al setaccio la discografia dei californiani alla ricerca di cervellotici già sentito (che senz'altro ci sono) e ancora più improbabili differenze, non è quello il punto.
La voce melodica e graffiante di Graffin è come un richiamo alle armi, ed è lì per dirci che il sonno della ragione deve finire, e pure alla svelta.





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