Bad Bones
Demolition Derby

2016, Madhouse Music/Audioglobe
Hard Rock

Ricordate i favolosi anni Ottanta?
Recensione di Simone Maurovich - Pubblicata in data: 13/11/16

Band come gli Skid Row, Poison e The Cult all’epoca spopolavano sui palchi di tutto il mondo con il loro sound potente e lineare.
Bene, prendete tutto questo, salite su un’ipotetica DeLorean e ascoltate “Demolition Derby” il nuovo lavoro dei Bad Bones.
La band proveniente da Mondovì non risparmia riferimenti musicali ai gruppi che hanno fatto la storia dell’hard rock non disdegnando richiami ai capisaldi del rock come gli AC/DC.
 
Accattivante e non poco anche la cover dell’album creata dal maestro Enzo Rizzi che raffigura in primo piano un pilota d’auto stile Barone Rosso con uno scheletrico, beffardo sorriso, fiamme che spuntano dagli scarichi di questa macchina lanciata a tutta velocità verso l’ignoto.
Quattro assi, a ricordare i membri della band - Max Bone alla voce, Sergio Bone alle chitarre, Steve Bone al basso e Lele Bone alla batteria – completano l’opera che conquista subito l’occhio di chi si appresta all’ascolto del disco.
Un rombo di motore in avvicinamento è la prima cosa che si sente prima di essere investiti dalla potenza sonora della chitarra di Sergio Bone. Viene spianata così la strada a “Me Against Myself”, opener dell'album che ci catapulta subito nelle sonorità del hard rock targato anni ‘80/90. 
Gli ingranaggi sono oliati a dovere, il suono scorre fluido, deciso e dritto, come se fossimo in viaggio su una strada senza curve dove si possono scaricare i cavalli del nostro motore.
Come ogni band hard rock del ventesimo secolo che si rispetti non può mancare la power ballad, ed ecco che i Bad Bones adempiono al dovere con la splendida “Rambling Heart” doppiando poi con “Red Sun”.
“Perfect Alibi” ritorna sui binari della velocità, quelli che la band italiana dimostra, traccia dopo traccia, di saper gestire a proprio piacimento alternando rapidi riff a raffinate melodie.
“Demolition Derby” è sicuramente un lavoro ben fatto, costruito su misura per le estensioni vocali di Max Bone, ma che non deve essere considerato un disco senza pretese.
Al contrario, è uno di quelle novità che ogni rocker dovrebbe avere nella propria abitazione.
Peccato solo che, una volta finito l’ascolto, si riaprano gli occhi e ci si renda conto di essere tornati nel 2016. 
  
Ma c’è ancora una speranza nel mondo della musica italiana; cioè quella che band come i Bad Bones non facciano mai tramontare l’idea che il buon rock possa essere fatto anche nell’italico stivale.





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