Ayreon
Ayreon Universe

2018, Mascot Label Group
Progressive

"Per la prima volta dopo 22 anni Ayreon è live; e voi siete qui"
Recensione di Marco Migliorelli - Pubblicata in data: 20/03/18

MUSICA E IMMAGINE

 

"Per la prima volta dopo 22 anni Ayreon è live; e voi siete qui". Non appare subito Arjen Lucassen. Il menestrello del Brabante che non ha paura di condurre per mano nello spazio profondo l'amato progressive figlio dei '70, resta dietro le quinte. Timido estroverso, segue con cura, nell'ombra, un live di oltre due ore. Dirige con discrezione, sotto la fondamentale e generosa direzione artistica dell'amico Joost van den Broek, in prima linea con le sue tastiere, e solo dopo molto, dopo aver lasciato dispiegarsi davanti ai nostri occhi quell'intero universo musicale di cui siamo parte tutti, si palesa, spontaneo, emozionato e ringrazia. Racconta di una lunga attesa e come l'idea di un live tematico sia diventato cometa finita ben oltre le più rosee aspettative. Un esempio oltre l'affluenza? uno schermo grandissimo dietro il palco, le cui dimensioni eccedenti il progetto iniziale sono state rese possibili da inattesi soldi extra, subito investiti per rendere ancora più avvolgente un viaggio non solo musicale ma anche visivo, di colori e immagini: il primo live inedito di Ayreon. Un live tradizionale e tematico, diverso dal precedente spettacolo andato in scena nel 2016, The Theater Equation, questo incentrato unicamente sul celebre concept album "The Human Equation".

 

"Ayreon Universe - The Best of Ayreon Live" - ora disponibile in diversi formati: blu-ray, doppio DVD, doppio CD e triplo LP - non è un mix di estratti, ma la registrazione di uno dei concerti tenuti in Olanda lo scorso settembre. L'annuncio di molteplici edizioni di questo live è stato fatto a sorpresa, verso la fine di gennaio, e mette letteralmente in scena quanto per due decadi abbiamo immaginato con crescente convinzione, tutto a partire da una domanda: cos'è Ayreon? Ayreon è una sinergia di voci e strumenti. Ayreon è un'idea che trascende e contiene una mente e diventa parte di un processo interpretativo di altre menti, definendo un cammino creativo la cui varietà e vastità corrisponde con naturalezza al pindarismo delle trame che negli anni hanno connesso gli intricati e meravigliosamente folli concept album scritti da Arjen.

 

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Abbiamo parlato di un live tematico. "Ayreon Universe" non ripropone infatti il lungo racconto dei racconti della discografia, ma ne richiama le suggestioni principali, le atmosfere e i temi salienti di fatto invitandoci dentro un vasto immaginario in cui sogno, spazio, tempo e visione si intrecciano. Il tutto sulla scia di 28 brani chiave sapientemente arrangiati da van der Broek. Il vasto schermo dietro il palco allora, non solo incarna l'aspetto più scontatamente e intensamente psichedelico della musica di Ayreon ma esprime anche, in modo avvolgente, l'importanza dell'immaginazione all'interno del sentiero creativo di un'intera carriera.
Questo live ci chiama a partecipare di una visione collettiva e svela quanto per anni, con il semplice ascolto, abbiamo intuito, con forza, dietro ogni studio album: l'atto creativo corale.

 

NON SOLO NOMI E FAMA

 

"Ayreon Universe" mette in scena, simbolicamente, l'atto creativo di un album di Ayreon con un Lucassen tanto più presente quanto più discreta la sua partecipazione dietro l'avvicendarsi di ben 16 cantanti. Sul palco si manifesta quella sinergia fatta di luminosa passione fra strumentisti e voci che è la chiave del successo in studio.
Tante le voci importanti in scena, in equilibrio fra rock e metal: famose o meno che siano, è chiaro che l'anima di Ayreon nasce dal saper realmente mescolare le qualità degli artisti. Il talento viene prima della fama, e Lucassen ha sempre mirato all'anima prima che al nome, non guardando mai al gruppo di star invitate come al punto di arrivo dei suoi lavori; così fosse, avremmo avuto ottimo quanto arido marketing, uno spesso strato di trucco che sovente nasconde la mancanza di idee e impegno. No. Lucassen cerca realmente la voce, l'anima oltre i grandi nomi. Il cuore pulsante dei suoi album batte quindi, identico, sul palco di "Ayreon Universe". Già da questo è chiara l'importanza di un appuntamento unico che trascende il solito Best of o Live Album. Per i fan di vecchia data accade di trovarsi al punto focale di un cammino di anni. Per chi si accosta ora alla musica di questo timido estroverso cantastorie, si tratta di fare un percorso inverso rispetto a quello di noi altri veterani: partire da Ayreon Universe col viatico necessario all'esperienza di ascolto di una fantastica discografia e scoprirla.

 

IN SCENA

 

L'idea del viaggio-live è data da una fase introduttiva, un prologo senza pretese d'intreccio, legato non ad una storia ma al modo stesso di viverla e al linguaggio usato per narrarla. Le strutture introduttive sono tratte dagli intermezzi narrati di "Into the Electric Castle" e recitate da Mike Mills - già interprete di RAGE in "The Theater Equation" -, qui in abiti che sembrano venire da un live degli Arcturus. L'inizio del live è siderale, quieto.
La lentezza del prologo viene arricchita e non spezzata, dal primo vero brano in scaletta, "Dreamtime", affidato alla voce calda e dolce di Edward Reekers. Aria di casa. L'attacco di tastiera e poi quell'arpeggio così popolare fra i fan apre alla dimensione del viaggio onirico-spaziale, con toni via via sempre più sfaccettati. Immagini e tastiere creano lo scenario completo, sul piano visivo e uditivo, mentre alla componente folk e più spiccatamente metal spetta il compito di equilibrare l'aspetto contemplativo con quello tradizionale della partecipazione fisica, attiva.
Ecco allora la fusione delle due facce di un unico live, una progressiva-melodica contemplativa, l'altra folk-metal attiva. Ognuno dei 28 brani concorre all'equilibrio di queste due anime e schiera un affiatato gruppo di cantanti.
Tante, abbiamo detto, le voci coinvolte, sostenute da un gruppo di strumentisti estremamente motivato. Inutilmente prolisso passare in rivista ogni singola canzone, inevitabile, sottolineare alcuni momenti salienti.
"River of Time" accede alla dimensione chiave e labirintica del Tempo con un duetto particolare fra Hansi Kursch e Marco Hietala. Il singer dei Blind Guardian scalda la voce ma è in "Age Of Shadows" che va a fondo delle sue corde vocali. Floor Jensen ci regala invece una variante inedita di "Merlin's Will" che nella versione studio era tutta giocata sul cantato maschile. La cantante dei Nightwish è, nel comparto femminile, la voce più energica del gruppo fino ad un suo memorabile picco lirico nella già decantata "Age Of Shadows" accanto ad un ormai scatenato Hansi.

 

A mitigare la prorompente Jensen, accorre l'ex The Gathering Anneke van Ginsbergen la cui firma, nell'universo di Ayreon, corrisponde principalmente ad una ben nota canzone: "Valley Of The Queen". Sta nel mezzo Marcela Bovio, top in "Day Eleven: Love", a completare un trio di coriste eccezionali attivo per tutto lo show quando non protagonista su brani diretti.
Un duetto inedito e davvero sorprendente è quello tra Damian Wilson e Maggy Luyten. La rocker belga e lo storico singer britannico, a bordo della nave di Lucassen dal lontano 1998, animano una bellissima "Intergalactic Space Crusaders", dal side project "Star One", dando fondo ad una prestazione da veri filibustieri del rock. Un duetto tanto poco atteso e famoso quanto anche per questo, ancor più sorprendente. Non dispiacerebbe ritrovarlo in futuri lavori. I due tornano, non da soli, nella travolgente "Everybody Dies", dove la molteplicità di voci, complici le strofe stesse del brano, ci regala un momento da puro musical. Affiatato lo scambio vocale di Kursch con l'ottimo Tommy Karevik dei Kamelot.

 

Nota a parte merita la prova di Renske. La voce fonda del singer dei Katatonia, avulsa ai momenti musicalmente più accesi del concerto, scava la propria dimensione espressiva negli angoli bui e meditativi del sound di Ayreon. Non sale completamente a bordo con "Ride The Comet", ma si fa spazio infinito per dar sfondo alla voce di Anneke nella lenta "Comatose", dal cuore pulsante elettronica. Si inscrive infine perfettamente nel cerchio ipnotico di "Waking Dreams". E gli altri? E Lucassen? qui si tace volutamente, perchè l'atto di leggerci qui non vi tolga tempo di ascoltare e vedere con i vostri occhi quanto ora si omette. Aspettate di incontrarli tutti come ho fatto io.
L'ultima parola vada allora per gli strumentisti. "Amazing Flight" contiene uno dei più bei passaggi strumentali del live, non l'unico ovviamente. Colpisce Jeroen Goossens a danzare col flauto, carezza il ricordo di Ian Anderson nei Jethro Tull e ne onora lo strumento; sua la scena folk insieme a violino e cello, ben più che del ruolo orchestrale, fino ad una giga scatenata quale è "Loser", in cui le danze sfrenate sul palco spezzano la malinconia del ricordo di Matt Baker. Una certezza Ed Warby alla batteria, con una piccola sorpresa che non sveleremo durante lo svolgimento di "Day Eleven: Love". Un cenno a Warby e alle percussioni in generale apre anche a qualche rapida pennellata sulla registrazione dell'evento, con suoni equilibrati e una buona risposta degli strumenti elettrici agli imponenti tappeti di tastiere e immancabilmente di hammond, fino alle imprescindibili implosioni di elettronica. Il perfetto bilanciamento dei brani in scaletta spezza l'assuefazione ed esalta la varietà espressiva del sound di Ayreon. Lo stesso dinamismo, è reso appunto live, vividamente, dal gioco sapiente di inquadrature, sostenuto da ben 30 telecamere che si palleggiano lo show con una regia frizzante e mai nervosa, dinamica appunto, e capace di farsi indietro nell'intensa, accennata, staticità dei momenti atmosferici. 

 

CONCLUSIONE


Ayreon nasce come progetto principalmente da studio. Per anni Lucassen ha riunito e fatto innamorare della sua musica uno svariato numero di artisti. Incoraggiato forse dall'ottima riuscita di "Theater Equation", ha compreso quanto fossero ormai maturi i tempi, oltre che molti fan, per tentare di mettere in scena un Live che non tradisse lo spirito corale-sinergico della sua creatività musicale e che non celasse una stilla di quell'umanità appassionata che chiunque ami la musica non stenterà a percepire, prima ancora che nel live stesso, già nel corposo documentario, un dietro le quinte che attesta a potenza elevata ben più di quanto viene qui riportato. Questo final experiment è riuscito, il pensiero che non sia l'unico è una delle sue prime, inevitabili conseguenze. Remember, Forever.





01. Prologue
02. Dreamtime
03. Abbey of Synn
04. River of Time
05. The Blackboard
06. The Theory of Everything
07. Merlin's Will
08. Waking Dreams
09. Dawn of a Million Soul
10. Valley of the Queens
11. Ride the Comet
12. Star of Sirrah
13. Comatose
14. Loser
15. And the Druids Turned to Stone
16. The Two Gates
17. Into the Black Hole
18. Actual Fantasy
19. Computer Eyes
20. Magnetism
21. Age of Shadows
22. Intergalactic Space Crusaders
23. Collision
24. Everybody Dies
25. The Castle Hall
26. Amazing Flight in Space
27. Day Eleven: Love
28. The Eye of Ra

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