Loth
Apocryphe

2017, Vendetta Records
Atmospheric Black Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 06/03/18

Nei Loth il richiamo alla bellezza indifferente della natura non possiede una vocazione ecologica, bensì esprime un'attrazione per il primitivo, quando la cultura e la storia non ne avevano inquinato lo spirito originario: l'intervento dell'uomo provoca un'immediata caduta, di cui il black metal si fa portavoce e bardo. Nel nuovo album "Apocryphe" le foreste cupe e nevose dell'eponimo esordio del 2016 lasciano il posto a una fitta e rigogliosa boscaglia; la coppia francese abbandona le cime degli alberi per immergersi nei segreti nascosti e dimenticati di un groviglio vegetale probabilmente mai esistito se non nelle loro profonde meditazioni. Sentieri confusi  e dispersivi emergono sotto instabili piedi: nel frattempo, al suono di una fosca armonia lontana che copre e avviluppa i bordi di un oceano silvestre, Novalis e Rousseau passeggiano a braccetto nel Getsemani.
 
 
I transalpini risultano sorprendenti sin dall'abbrivio. "Douce Dame Jolie" rappresenta una fedele interpretazione di un celebre virelai del sedicesimo secolo opera di Guillaume de Machaut, con il duo accompagnato da una cantante e da uno strumentista specializzato in musica medievale: una dolce malinconia penetra nel cuore, mentre la delicata voce femminile evoca ricordi lontani e lenisce profonde ferite. Mentre sfumano le ultime note del poème à forme fix,  una chitarra satura di malefico tremolo bussa dispotica alla porta: è tempo di tornare al presente, è  tempo di "Mourir À Metz". Il brano spazza via i dubbi della prima traccia: momenti di violenza arcana e lampi di introspezione si alternano in un diluvio di furia e disprezzo che rallenta solamente per offrire un passaggio atmosferico altrettanto oscuro. Poi gli arpeggi pastorali in acustico donano uno squarcio arcadico di breve durata, calpestato da una violenza priva di compromessi, ove i blast beat della batteria assurgono a protagonisti assoluti: la sezione conclusiva iin dilatazione concentrica stride con gli accordi dissonanti del crudo screaming di F.S. ''Malmoth'' parte a tutto spiano al pari del pezzo precedente, ma ben presto echi di Drudkh, Leviathan e Wyrd definiscono una pista dallo sviluppo maggiormente lineare e legata alle forme di un DSBM asciutto e sensibile agli intermezzi evocativi e impercettibilmente shoegaze. Chiude la circolare "Apocryphe", costituita da un fugace break centrale e pervasa alle estremità da uno strumming tagliente e sinistro: in coda nostalgiche tovaglie di mellotron mettono la parola fine a un viaggio carico di odio e raccoglimento trascendente.
 
 
La Francia dunque si dimostra ancora una volta munifica elargitrice di adepti devoti al culto del metallo nero: i Loth iscrivono il proprio nome nella lista delle band sì rigorose nell'adempimento del Verbo, tuttavia sensibile al fascino di un remoto panteismo, condensando tradizione scandinava, post nordamericano e slow epic orientale in un evangeliario apocrifo di filosofica virulenza lorenese.




01. Douce Dame Jolie
02. Mourir À Metz
03. Malmoth
04. Apocryphe

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