Primal Fear
Apocalypse

2018, Frontiers Music
Heavy Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 05/08/18

Esiste una band che può fregiarsi con pieno merito di una decorazione a opera della gloriosa Königlich Preußische Armee? Ebbene, il pensiero corre subitaneo alla tempra d'acciaio mostrata in prima linea dai Primal Fear, storico moniker della scena metal tedesca ed europea giunto al ventesimo anno di carriera. La pubblicazione di "Apocalypse", ultima fatica in studio dell'act del Baden-Württemberg, si rivela il miglior modo di festeggiare l'augusta ricorrenza: appare quasi superfluo sottolineare come il sound del sestetto non si allontani dall'abituale cliché, ma del resto perché modificare una formula ben collaudata? I nostri maneggiano con destrezza quel solido mix di potenza e melodia diventato oramai un trademark riconoscibile, da cui tutti, dagli addetti ai lavori ai fan, attendono unicamente la costruzione di brani immediati e coinvolgenti. Missione compiuta anche questa volta, grazie all'esperienza e alla maturità dei musicisti in gioco e a una produzione al solito perfetta: ingredienti basilari di un LP che, pur attraversato da alcune incertezze nella seconda metà del platter, non sfigura di certo all'interno della ricca discografia del gruppo teutonico.


Odio, conflitti religiosi, terrorismo, attualità politica: evidentemente anche gli alemanni non si sottraggono alle problematiche del mondo contemporaneo e tanto il titolo del full-length quanto l'aquila in fiamme ritratta sull'artwork testimoniano che la sensazione di vivere in un clima di catastrofismo diffuso non è a esclusivo appannaggio degli spiriti pessimisti. L'album difatti si apre con la strumentale e oscura "Apocalypse": rintocchi di campane, atmosfere gotiche, poi scariche di doppio pedale e chitarre pirotecniche catapultano l'ascoltatore nella spirale power/speed di "New Rise", con le ottave da applausi di Ralf Scheepers che sostengono la bellicosa scorreria. Laddove "The Ritual" rallenta il ritmo, spostandosi in ambiti di marca più classicamente heavy, e la radiofonica "King Of Madness" pigia convinta il tasto dell'eufonia rotonda e accattivante, l'aggressivo timbro delle tre asce in "Blood, Sweat & Fear" appare una brillante autocitazione da "Final Embrace", uno dei cavalli di battaglia del gruppo in sede live. Momento di pausa con la muscolare ballad pianistico/orchestrale di "Supernova", mentre si affacciano i Judas Priest di "Painkiller" tra le pieghe di "Hail To The Fear"; nel frattempo la splendida transizione centrale dal chorus al riff principale conferisce una patina di originalità a "Hands Of Justice", pezzo che emana forti e accattivanti odori di riciclo. E se "The Beast" martella senza sosta alternando piaggeria e staffilate, purtroppo "Eye Of The Storm" rappresenta la maggiore delusione del lotto: otto minuti epici nei quali capricci sinfonici, assoli e break acustici, benché di ottima fattura tecnica, si sovrappongono restando disgiunti, con l'esito finale che risulta inferiore alla somma delle sue parti. La tirata "Cannonball" serve soltanto a ribadire che, quando torna nella comfort zone e innesta il pilota automatico, il combo riesce ancora a colpire nel segno.


Pollice in alto dunque per i Primal Fear che conservano inalterati i propri elementi distintivi, evitando di esporsi troppo in territori meno frequentati. Nonostante a tratti non si possa non avvertire un'impressione di inevitabile pietrificazione stilistica, il muro creato dai fraseggi serrati, i pattern incalzanti della batteria, le linee vocali anthemiche e i refrain catchy e maestosi costituiscono le carte vincenti che rendono "Apocalypse" un disco gradevole e onesto, ideale prosecuzione del fortunato "Rulebreaker" (2016): perché il nuovo fa rima con tradizione.





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