Thom Yorke
Anima

2019, XL
Elettronica/Ambient

Recensione di Manuel Di Maggio - Pubblicata in data: 14/10/19

Seppur sembrasse incompleto e non del tutto centrato sul suo obiettivo da colonna sonora, all'indomani dell'uscita di "Suspiria", soundtrack dell'omonimo remake di Luca Guadagnino, nessuno era convinto che Thom Yorke non avesse più nulla da dire con la sua musica. Tutti sapevamo che sarebbe ritornato con qualcosa di nuovo. Con questo "Anima", possiamo tranquillamente dire che tutti i buoni propositi sono stati confermati.


"Anima" è un album gelido, costruito sulle paranoie di stampo politico e sociale che il buon Thom Yorke ha sempre espresso tanto nei suoi testi quanto nelle sue note. Qualcosa per il quale, ormai, lo si può definire «più unico che raro». Capace di non cascare mai nella retorica anche quando si parla di un tema così complesso come l'ambiente, e, allo stesso modo, quando ci si immerge nel campo politico. Thom Yorke entra nelle menti degli ascoltatori, raccontando le loro paranoie e i loro timori in un modo tanto universale quanto personale. La sua musica, a conti fatti, risulta una riproposizione in chiave moderna delle paure di fine anni Settanta. E lo si capisce sin da subito con "Traffic" e "Last I Heard". Il primo titolo è quanto mai emblematico, e si pone come un brano quasi al limite della techno più acida che si possa immaginare, proseguendo con il secondo che gioca molto su questo aspetto «da discoteca», riproponendo un motivetto cantato molto semplice e orecchiabile, in un'atmosfera distaccata, riverberata e parecchio disagiante. "Twist", ancora più paranoico, ripete all'infinito il suo titolo, su sonorità algide, disagianti e ossessive. Lo stacco successivo è l'ideale per spaccare in due il disco. "Dawn Chorus", cantata quasi sottovoce, con un piano e un sequencer in sottofondo, a conti fatti, risulta uno dei brani più malinconici e riflessivi dell'intera carriera di Yorke. "I Am a Very Rude Person" diminuisce l'ossessività per un andamento molto più lineare e, al contempo, alienante, con la parte strumentale che prende il sopravvento sino a confluire in un urlo di pubblico che introduce "Not the News", brano che ritorna sullo stile di "Last I Heard" e che risente anche di alcune influenze appartenenti alla fine degli anni Novanta, e, con i dovuti paragoni, si avvicina pure alla musica cosmica à la Tangerine Dream o Klaus Schulze. Tale riavvicinamento agli anni Settanta lo si percepisce anche in "The Axe", dove vengono rispolverati sequencer appartenenti a quella decade. "The Axe", senza alcun dubbio, è un tributo vivente all'ambient più classico. Anche il cantato molto melodico di Thom Yorke si sposa perfettamente con le dissonanze dei sequencer presenti e l'accelerazione finale si fa da perfetto apripista per la successiva "Impossible Knots", ossessiva quasi come "Twist" e con un ritmo quasi tribale. "Runway Away" chiude l'album nello stesso modo in cui si era presentata "Traffic", apparendoci quasi come circolare.


A tredici anni da "The Eraser", primo disco di Thom Yorke, possiamo finalmente dirlo: il cantante dei Radiohead ha finalmente raggiunto la sua maturità da solista. Un disco che richiede un ascolto più dimesso e personale, molto meno semplice di quanto lo fosse stata la colonna sonora di "Suspiria".





  1. 01. Traffic
  1. 02. Last I Heard (...He Was Circling the Drain) 
  2. 03. Twist 
  3. 04. Dawn Chorus
  4. 05 I Am a Very Rude Person
  5. 06. Not the News 
  6. 07.The Axe
  7. 09. Impossible Knots
  8. 10. Runwayaway

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