Unanimated
Ancient God Of Evil [Reissue]

2020, Century Media Records
Death/Black Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 16/05/20

Spesso accade che alcune opere, al momento dell'uscita, non ricevano il doveroso tributo, specialmente quando nel periodo storico di riferimento dettano legge capolavori da leccarsi i baffi; se poi la nazione in cui le band più sfortunate sgomitano per emergere si chiama Svezia, poco o nulla resta da aggiungere. In un contesto tanto oberato, appare semplice comprendere perché gli Unanimated non conquistarono nell'immediato la fama che avrebbero meritato. Il combo, però, assurse pian piano ad uno status di culto che la reissue, ora, di "Ancient God Of Evil" (1995) da parte di Century Media, contribuisce a rafforzare. Un'operazione encomiabile, dal momento che la ristampa infonde nuovo smalto al disco, allora penalizzato da una produzione chiusa e sottotono, nonostante il supporto della leggendaria No Fashion Records e dei rinomati Unisound Studios di Dan Swanö.

Gli scandinavi si inscrivono nella cerchia di quei gruppi di confine di metà anni '90 come Dawn, Lord Belial e Sacramentum che, ciascuno alla propria maniera e con gradazioni diverse, raccolsero le intuizioni melodiche dei Dissection, conservandone  il feeling freddo e oscuro. L'act di Stoccolma, a differenza di realtà coeve più marcatamente black, propende maggiormente verso il death, vista anche la presenza fondamentale in line-up di Richard Cabeza, bassista dei Dismember. Eppure i vari ingredienti, benché già esperiti da altri sodali estremi, vengono amalgamati attraverso linee compositive straordinariamente originali. 

La velocità non indulge mai nella follia fine a sé stessa, le chitarre intarsiano trame fluide e ricercate, i blast beat si riducono alla chetichella, strofa e ritornello seguono la logica del disordine organizzato, le liriche affondano decadenti e disperate nella psiche umana, conferendo a titolo e artwork del platter un'interpretazione fortemente metaforica. Nascono così brani realizzati in totale libertà, capaci di coniugare ariosità e cattiveria, di navigare tra impulsi contrastanti senza cadere nella confusione, di mescere spunti hard rock, classic metal e thrash con strategici tappeti di tastiere: un flusso creativo che inonda "Life Demise", "Eyes Of The Greyhound", "Oceans Of Time", "Dead Calm", "Die Alone" e il lotto intero, trasportando l'ascoltatore in un mare di ghiaccio e nichilismo di volta in volta e tutto insieme potente, primitivo e raffinato. 

Molte entità musicali successive saccheggeranno qua e là le idee e le soluzioni di "Ancient God Of Evil": una chiara testimonianza della grandezza degli Unanimated, all'epoca troppo avanti per essere pienamente compresi, oggi ancora attuali e continua fonte di ispirazione. Unici e oltre i generi.




01. Life Demise
02. Eye Of The Greyhound
03. Oceans Of Time
04. Dead Calm
05. Mireille
06. The Depths Of A Black Sea
07. Ruins
08. Dying Emotions Domain
09. Die Alone

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