Hexvessel
All Tree

2019, Century Media Records
Folk

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 27/02/19

"We've told that the ancient gods have ceased to exist, but deep in the woodland and valleys I hear music".
 
 
Quella che appare una dichiarazione d'intenti scontata e addirittura troppo ovvia se proferita da determinate band, in bocca agli Hexvessel assume un valore diverso. Per il quarto album in studio, infatti, il collettivo britannico di stanza in Finlandia si allontana dal rock psichedelico del precedente "When We Are Death" (2016), recuperando la vena di cupa inquietudine che aveva caratterizzato i nobili esordi: "All Tree", dunque, si presenta come una raccolta di delicate folk ballad, dalla durata concisa e i cui testi non sfigurerebbero in una collezione di elegie pastorali di epoca remota. Un cambiamento di rotta intrigante e fascinoso, in parte dovuto al ritorno del co-writer Andrew "Aort" McIvor, accolto di nuovo (e fortunatamente) in seno dopo un'assenza che potremmo definire deleteria per le sorti del gruppo, vista la mediocrità dell'ultimo lavoro partorito.
 
 
Le esultanti armonie vocali che aprono la preghiera "Blessing" introducono l'ascoltatore in un'atmosfera di profondo raccoglimento, le cui tenui vibrazioni echeggiano Soft Machine e Sabbath Assembly: mentre il timbro lenitivo di Mat McNerney fodera le canzoni di una guaina sognante e la sua penna narra di spiriti multiformi e silvani appartenenti alla tradizione celtica, il clima di mistero che pervade il lotto viene evocato soprattutto dal parco arrangiamento acustico dei cordofoni e da un fingerpicking di rara efficacia mistica. E così, sembrano degli Opeth bucolici coloro che rovistano tra le maglie di "Sons Of The Sky", si attraversano, con passo barcollante, gigantesche distese d'oppio quando fluttuano le note di "Vision Of A.O.S." e "Otherworld Envoy", emana sentori di baldoria irlandese "Wilderness Spirit": ma le tenebre iniziano a calare, l'alternarsi delle stagioni non porta sempre buone notizie, dapprima sorgono paure ancestrali ("Liminal Night"), poi torna la pace ("Closing Circles"). "Come back home": il lungo viaggio termina, il viandante può finalmente scrollarsi di dosso la stanchezza e riposare sulla soffice paglia di un casolare, al riparo dalle minacce della brughiera.
 
 
Il crepitio del fuoco, i rami spezzati, la sensazione di un magico altrove. Gli Hexvessel marciano nel bosco, lugubri, eterei e con in testa un unico obiettivo: dare fiato a mitologie dimenticate, scolpite sulla corteccia di alberi secolari piegati dal tempo e dalle intemperie. "All Tree" è tutto questo, e, forse, anche di più.




01. Blessing
02. Son Of The Sky
03. Old Tree
04. Changeling
05. Ancient Astronaut
06. Visions Of A.O.S.
07. Sylvan Sign
08. Wilderness Spirit
09. Otherworld Envoy
10. Birthmark
11. Journey To Carnac
12. Liminal Night
14. Closing Circle

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