Alestorm
Sunset on the Golden Age

2014, Napalm Records
Heavy Metal

Metal, pirati e birra: gli Alestorm ci servono la colonna sonora delle nostre serate estive.

Recensione di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 08/08/14

Agosto è da sempre periodo di vacanze: mare, spiagge, serate a bere con gli amici e in fin dei conti, è decisamente un periodo da Alestorm!


Arrivati al quarto studio album, l’alcolica ciurma scozzese ha il difficilissimo compito di confermarsi. Non potendo contare sull’effetto sorpresa di “ Captain Morgan's Revenge” che, nel 2008, rivelò al mondo una band da ascoltare e amare senza mezzi termini, saranno riusciti i nostri a mantenere l’elevatissima qualità di “ Back Through Time”?
E’ indubbio che gli Alestorm nel corso degli anni siano cresciti: la spavalda incoscienza è stata pian piano messa da parte da un seguito di fan sempre maggiore che ha imposto un salto di qualità alla band.
La maturità raggiunta con “ Back Through Time” trova il suo naturale seguito in “Sunset on the Golden Age” nel quale sono ben presenti tutti i clichè del genere. Sfuriate di puro heavy metal si alternano a brani più scanzonati e pirateschi, il tutto contaminato da quel pizzico di folk metal che rende piacevole ogni brano.
Dalle sfuriate dell’opener “Walk The Plank” sino alla conclusiva title track ce n’è davvero per tutti i gusti. Se la già citata opener colpisce per riff di chitarra veramente convincenti , la successiva “Drink” rappresenta un vero inno di Pirate Metal da cantare a più non posso durante i concerti. La qualità generale del disco è buona anche se forse l’ispirazione non è quella dei periodi migliori. Partendo dal presupposto che un disco degli Alestorm possa difficilmente non essere piacevole, forse l’elemento caratterizzante di “Sunset on the Golden Age”  risiede nella suo equilibrio: un disco che non riesce (nel bene o nel male) a distaccarsi dalla linea della piacevole sufficienza. Prodotto e suonato in maniera egregia ha il pregio di non essere monotono, ma anche il difetto di accendere davvero l’attenzione solo in rari momenti. Capitolo a parte merita la conclusiva title track che con i suoi oltre 15 minuti risulta un brano ambizioso, variegato, ma che manca di quella necessaria originalità per renderlo veramente interessante.


La crescità della band quindi continua: sempre più convincenti dal punto di vista musicale i Nostri hanno ormai ben definito il loro pittoresco mondo: forse questa volta i colori sono un po’ annacquati, ma forse è solo “colpa” dell’elevata qualità dei precedenti lavori.





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