Alcest
Shelter

2014, Prophecy Productions
Post Rock

La luce del sole e il vento del Nord soffiano sulla nuova prova della formazione francese
Recensione di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 25/01/14

"Shelter" è la descrizione di un nuovo scorcio nel magico mondo di Neige, che a due anni da "Les Voyages De L'âme" decide di svelarci il suo rifugio nascosto. Il progetto Alcest torna tra noi a passi leggeri, e forse è tutto merito della protratta permanenza in Islanda per le registrazioni di questo ultimo lavoro, che vede Birgir Jón Birgisson (già con i Sigur Rós) alla produzione, oltre a vantare la partecipazione di alcuni guest d'eccezione (il quartetto d'archi Amiina, l'ex-Slowdive Neil Halstead e Billie Lindahl dei Promise and the Monster).

 

Non si può dire che il disco non risenta dell'aria islandese. Molti, probabilmente, sentiranno la mancanza della componente metal più aggressiva che già nel 2012 stava svanendo e che oggi viene abbandonata del tutto per dirigersi verso strade più puramente post-rock, o verso quello che viene comunemente definito dream pop. Diventa difficile, quindi, associare Alcest a etichette e generi ben precisi, e in effetti il nuovo disco, ancor più del suo predecessore, ci invita a prendere atto di questa sorprendente metamorfosi. Neige sembra quasi essersi liberato da quel turbamento che prima veniva tirato fuori tra scream e distorti cattivi, grazie ad un mood speranzoso, a melodie sognanti e armonie aperte, leggere. Sembra a tutti gli effetti aver trovato un luogo sicuro, dove "rifugiarsi" dal suo stesso dolore. È proprio questa la sensazione dalla quale si è colpiti quando, premendo play, "Shelter" inizia a pervadere la stanza.

 

"Wings" ci accoglie per un minuto e mezzo dandoci il bentornato, quando "Opale" esplode nella sua miriade di cori e colori, in una libertà nuova e felice. "La Nuit Marche Avec Moi" conserva ancora quella malinconia difficile da estirpare da quell'animo etereo e non così immediata da cogliere questa volta. Sembra poi che "Voix Sereines" cerchi di esprimere la nuova emotività di Neige, specchio di quella stessa sottile tristezza oggi più che mai serena. "L'éveil Des Muses" forse vuole dare una rapida occhiata al passato, con quel cantato che sembra provenire da un altro mondo, arpeggi incalzanti e gonfiati dal chorus, ma si ritorna presto sulla nuova via con una title-track sporcata da un bel distorto leggero e intrecciata su melodie splendenti. "Déliverance" chiude il disco dondolandosi nei suoi arpeggi e nei suoi cori infiniti che rimangono soli negli ultimi secondi del pezzo, lasciandoci abbandonati ad un finale che avremmo sperato di non raggiungere.

 

Nonostante il cambio d'umore, il songwriting di Neige è riconoscibile ovunque in questa nuova prova, segno che l'essenza di Alcest non è andata persa. Come nella copertina, l'artista francese allunga una mano verso la luce, forse per proteggersi, forse per raggiungerla... Chissà cosa deciderà di fare.





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