Merzbow / Genesis Breyer P-Orridge
A Perfect Pain [Reissue]

2018, Cold Spring Records
Industrial / Japanoise

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 28/12/18

Quando, nel 1999, la Cold Spring pubblicò "A Perfect Pain", il miraggio di veder collaborare una coppia cardine del cosmo industrial, ovvero Genesis Breyer P-Orridge e Merzbow, divenne realizzazione concreta: un disco superbo, che l'etichetta inglese decide opportunamente di rimasterizzare, con l'idea, indovinata, di conferire maggiore efficacia al dialogo tra la parete sonica eretta dell'illustre e iperattivo japanoiser e la voce e i testi esoterici dello storico leader dei Throbbing Gristle e degli Psychic TV.
 
 
In apertura, l'intima meditazione di "A Perfect Restraint", suggerisce, figurativamente, che il possesso inalterato del Sè possa essere raggiunto soltanto da una sua totale restrizione. "Flowering Pain Given Space", invece, parte con una cadenza pigra, puntellata da frequenze schizoidi dapprincipio invisibili, poi debordanti: le declamazioni di Neil Andrew Megson utilizzano una tonalità da scrittore per bambini, ma in realtà raccontano come il dolore, una volta liberato dalle catene mentali, disponga della facoltà di spalancare una nuova gamma di risorse psichiche. A spoken word terminato, la musica si libera e conosce una forma più articolata, giungendo a coincidere con il messaggio del narratore. 
 
 
Generalmente, affrontare il materiale prodotto da Masami Akita, significa avventurarsi in territori impervi: tuttavia, in questo caso, il nostro subisce un processo di addomesticamento, complice l'influenza psichedelica del dirimpettaio britannico. Difficile, infatti, trovare la strada giusta nel sadico cul-de-sac di "Source Are Rare": l'autore onnisciente che recita al protagonista dell'opera una filastrocca diabolica riesce a scavare lunghe gallerie nei gangli sub-armonici del ritmo, assumendo la fisionomia di un cacciatore arso dal desiderio di affaticare la propria preda attraverso i molteplici corridoi del pensiero prima di afferrarla. Poi l'harsh noise prende il sopravvento, libbre acuminate di ferraglia si conficcano nel cervello, eppure le blandizie analogiche della drum machine sembrano quasi trasportare l'ascoltatore fuori dal labirinto: nel momento in cui, però, la batteria si blocca, il muro del rumore si sgretola in innumerevoli feedback e l'irregolare ritorno sulla scena del battito percussivo costituisce soltanto un ghigno di speranza negli ingranaggi dell'indeterminatezza.
 
 
Dopo venticinque minuti di trame mozzafiato, giunge il momento di "Kreeme Horn", una sorta di continuum del pezzo precedente: in un ambiente al tempo stesso assordante e ballabile, adatto a uno spettacolo grottesco memore di Coil e Devil Doll, il singer sussurra verba malevoli con la lingua di un serpente velenoso. Un massiccio sibilo di droni abrasivi e lampeggianti inaugura la conclusiva "All Beauty Is Our Enemy". Il titolo ricorda, per forza di cose, il romanzo di Yukio Mishima "Kinkaku-ji", incentrato su un monaco Zen che appicca il fuoco all'antico padiglione d'oro di Kyōto per un'unica e curiosa ragione: il rifiuto della bellezza, perché illusoria. Annientarne il simbolo rappresenta l'azione migliore da compiere e il recitativo del performer mancuniano tocca le medesime istanze di distruzione: "Survival by assimilation / Survival by annihilation / Survival by abomination / Survival by ejaculation". Il commento allegorico e salmodiante sulla decadenza del mondo emerge dai margini della comprensione per mezzo di un'elettronica drammatica, profonda, tubulare.
 
 
Acido, criptico, tagliente: "A Perfect Pain" resta un album valido ancora oggi, figlio del lavoro di due artisti che, in modi diversi e complementari, hanno segnato la cultura musicale del secolo scorso, lasciando spesso stupiti per l'estremismo e il coraggio delle loro provocazioni. "If you meet Buddha on the road, kill him": a buon intenditor, poche parole.

 

 





01. A Perfect Restraint
02. Flowering Pain Given Space
03. Source Are Rare
04. Kreeme Horn
05. All Beauty Is Our Enemy

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