Zebrahead
Walk the Plank

2015, Rude Records
Punk Rock/Rapcore

Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 28/10/15

I pirati zebrati sono tornati ma in realtà non se ne sono mai andati. La formula Zebrahead funziona perché la formazione capitanata dalla coppia magica Matty e Ali ha fatto della dicotomia dei generi il proprio baluardo, assieme al vessillo sempre spiegato dell’ispirazioni da eterne correnti come possono essere la meditazione asiatica, il giocare ai Caraibi, le Hawaii e i le serate tra amici sul divano. Tutti questi elementi insieme – è solo una breve anticipazione di ciò che troverete all’interno di un vero e proprio disco-gioco - tengono alto il livello di simpatia e positività di un genere che potrebbe annoiare ma continua a creare, stavolta in uno scenario stranamente cupo e pensieroso. Rispetto al precedente Call Your Friends (sono già passati due anni?) il concept cambia, dal saccheggio domestico si passa al saccheggio ambientale. L’ironia è imprescindibile in ogni album degli Zebrahead, e sebbene loro definiscano Walk The Plank come quello dal sound più potente e meglio definito della loro carriera, si nota una continuità legata soprattutto ai criteri dei riff che tutta la band persegue. Certi suoni sono identici a quelli dell’album del 2013: avere tempo per due tour mondiali e non averlo per spostare le rotelline degli amplificatori lascia un po’ di perplessità. Attingono dai Sum 41, da Eminem, da loro stessi più del dovuto, forse non più abbastanza dal Revival Californiano, forse senza rendersene conto, ma arrivare a dodici album con una grinta così è un risultato che vale da solo il voto di questo assalto alla pazienza.





01. Who Brings A Knife To A Gunfight?
02. Worse Than This
03. Headrush
04. Keep It To Myself
05. Running With Wolves
06. So What
07. Save Your Breath
08. Walk The Plank
09. Under The Deep Blue Sea
10. Wasted Generation
11. Battle Hymn
12. Kings of the Here And Now
13. Freak Show

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