Xandria
Theater Of Dimensions

2017, Napalm Records
Symphonic Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 27/01/17

Si può dire di tutto, parlando degli Xandria, tranne che non siano estremamente coerenti e persistenti, nel (non molto) bene e nel (abbondante) male. Coerenti, di certo, con la visione musicale di Marco Heubaum (chitarra, tastiere e voce), una visione sicuramente chiara ma che nel contempo non permette alla band di avere una personalità ben definita ed autonoma. Il fatto che “Theater Of Dimensions” sia il secondo full-length del combo tedesco a sfruttare la voce di Dianne Van Giersbergen (Ex Libris) riesce a donare una maggiore stabilità rispetto al precedente, e forse frettoloso, “Sacrificium” (2014).

La mole di lavoro inserita in questo album è tale che si arriva a sforare i 74 minuti di metal sinfonico estremamente complesso, mastodontico e, a tratti, indigesto. I buoni intenti di Heubaum – di spunti interessanti ve ne sono diversi – si perdono nella prolissità delle composizioni. Riuscire ad arrivare alla conclusione delle tredici tracce è un tour de force non indifferente. Ma come si è detto, alcuni aspetti aiutano alquanto. La presenza di cantanti ospiti - Henning Basse (Firewind, ex Metalium), Björn “Speed” Strid (Soilwork, Terror 2000), Zaher Zorgati (Myrath) e Ross Thompson (Van Canto) – gioca in favore della varietà della proposta, soprattutto nel caso di Thompson su ‘Ship Of Doom’ o di Strid su ‘We Are Murderers (We All)’. Se il primo si ritrova in un brano giocato su più voci e con una filastrocca che cerca, ottenendo però solo un risultato parziale, di donare un’aura tenebrosa, il secondo sguazza nei territori a lui più congeniali, all’interno di una traccia con elementi death metal che risulta essere un piacevole diversivo. ‘Ceilí’, composizione strumentale dal sapore folk che spezza in modo drastico ed anche un po’ inaspettato la sequenza della tracklist, sembra vivere quasi isolata ed i buoni elementi si perdono in una struttura alquanto ripetitiva. L’ottima prova vocale della Van Giersbergen si concretizza nel brano ‘Forsaken Love’, che mette in mostra la capacità della olandese di non rimanere ancorata al solito cantato operistico, mentre nella conclusiva ‘A Theater Of Dimensions’ si fa segnalare per le spiccate doti recitative. Un elemento di cui sicuramente non ci si può lamentare è il lavoro alla chitarra di Heubaum e Philip Restemeier, che risalta maggiormente quando non viene appesantito da tutto l’apparato bombastico della musica di Heubaum, come per esempio nell’interessante e power ‘Death To The Holy’. Il biondo compositore della band, non contento di quanto fatto in precedenza, con questo nuovo album alza ulteriormente il proprio tiro, infarcendo all’inverosimile i brani, rendendoli più pomposi, lungi e complessi e non sempre, come si è visto, questo giova alla fruibilità dell’album. Alle influenze smaccatamente Nightwish si aggiungo quelle palesemente Epica, in un gioco al rialzo che svilisce ulteriormente i pochi elementi personali del combo.

Estrema lunghezza, poca personalità, persistente stagnazione della fantasia creativa. I pochi elementi positivi si perdono in un mare di orpelli e i ripetuti ascolti non fanno che ampliare questa sensazione di indigestione e di già sentito. Cosa si può salvare di questo “Theater Of Dimensions”? Ben poco, a dire il vero. Indubbiamente farà la felicità del fan devoto, ma le masse di ascoltatori casuali, già stanchi a priori dei limitati orizzonti che imbrigliano il genere suonato dagli Xandria, non degneranno neanche di uno sguardo l’ultima fatica del combo tedesco.



01. Where The Heart Is Home
02. Death To The Holy
03. Forsaken Love
04. Call Of Destiny
05. We Are Murderers (We All)
06. Dark Night Of The Soul
07. When The Walls Came Down (Heartache Was Born)
08. Ship Of Doom
09. Ceilí
10. Song For Sorrow And Woe
11. Burn Me
12. Queen Of Hearts Reborn
13. A Theater Of Dimensions

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