A.S.A.P.
Silver And Gold

1989, EMI
AOR

Tutta la classe e l'eleganza di Mr. Adrian Smith nel suo primo progetto solista.
Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 23/05/16

Quanti di voi nell'ascoltare un pezzo come "Reach Out" (B-side del singolo "Wasted Years", per chi non lo ricordasse) si saranno chiesti quanto potenziale inespresso ci fosse in Adrian Smith; che fosse il più eclettico fra i chitarristi degli Iron Maiden lo avevamo capito da quando aveva iniziato a sfornare singoli del calibro di "Flight Of Icarus", "Two Minutes To Midnight", "The Evil That Men Do" e "Wasted Years". Maestro di eleganza e riservatezza, Smith si è guadagnato col tempo il ruolo di autentico ago della bilancia grazie a uno spiccato senso della melodia (tendente all'altra sponda dell'oceano) e arguzia compositiva. Di lui Bruce Dickinson disse che quando va in assolo sembra girare svogliatamente attorno alle note, e non puoi sapere dove andrà a parare, fino al punto in cui ti riversa all'improvviso una cascata di note. Insomma, uno con una visione assai più elastica dei rigidi schemi imposti da Steve Harris, e non passò infatti molto tempo prima che il chitarrista di Hackney decidesse di salutare la comitiva. Come sappiamo, dopo il mastodontico tour di "Seventh Son Of Seventh Son", senza apparenti motivi Smith abbandona la nave nel suo momento di massimo splendore, forse desideroso di sperimentare nuove soluzioni. Facendo ricorso a quella che in questi casi è la mossa più classica, ossia il "back to back": Adrian raduna un paio di ex membri degli Urchin, la band con cui suonava prima di entrare nei Maiden, e alcuni ottimi musicisti fra cui Dave Coldwell (ex FM). Col senno di poi, a rendere ancora più curioso il progetto A.S.A.P. è la presenza dietro le pelli di Richard Starkey, una roba che fa senz'altro sorridere se pensiamo che il batterista in questione, noto ai più per essere figlio di Ringo Starr, entrerà successivamente in pianta stabile negli Oasis e soprattutto nella versione odierna degli Who, nei quali milita tuttora.
 
Poche battute dell'iniziale di "The Lion" bastano per trascinarci a fianco di Eddie Murphy lungo le strade di Beverly Hills, o sull' F-14 di Tom Cruise  fra funamboliche corse in auto e scene da telefilm. Il pezzo non si discute, è un autentico gioiello di Adult Oriented Rock, un piccolo capolavoro che meriterebbe il posto in una qualsiasi soundtrack di quegli anni. La title track che segue vira su sentieri più pop e rappresenta la risposta positiva al quesito di inizio recensione; per il resto Smith e la sua band sfornano un gioiellino dopo l'altro, "Down The Wire", "Kid Gone Astray", "Wishing Your Life Away" e quella autentica gemma che risponde al titolo di "After The Storm", così familiare nel suo incedere (praticamente una "Fallen Angel" con dieci anni di anticipo), al contempo impreziosita dai continui inserti vocali di una tanto sconosciuta quanto incredibile Stevie Lange. Se sia "quella" Stevie Lange, moglie del produttore Mutt Lange, vocal coach e collaboratrice di mezzo star system, o una omonima talentuosa non lo sappiamo e anche la rete non ci offre alcun aiuto, ma la sua incredibile performance resta immortalata in questi sei minuti scarsi di profonda epicità AOR. E non è solo una questione di stile: "Silver And Gold" è un prodotto di altissimo livello, col senno di poi, in cui l'eleganza è supportata da soluzioni stilistiche di gran gusto, un loop, un coro a effetto, anche se a svettare su tutto è il solito Adrian Smith e non perché sia il master mind: i suoi assoli come nei Maiden non hanno mai una nota che sia superflua e la sua voce calda e avvolgente, che avevamo già avuto modo di apprezzare, ci regala un disco che esalta tutto il suo talento, parole già spese necessarie tuttavia a ribadire che Adrian Smith può suonare davvero di tutto se lo vuole, e se qualcuno lo avesse assecondato di più (al pari di Bruce Dickinson) forse nel catalogo Iron Maiden le pietre miliari non si fermerebbero al 1988. Paragonato a certi side project che escono oggigiorno, fatti per solleticare i fans delle band principali, questo disco suona come una autentica lezione di stile. A rendere il tutto ancora più intrigante, il fatto che il disco non sia mai stato ristampato pur essendo uscito per EMI, probabilmente a causa dello scarso successo che ottenne. Reperirlo in giro non sarà una passeggiata ma ne varrà la pena. E usare Youtube non solo non vale: non rende giustizia a certe sonorità.




01. The Lion  
02. Silver and Gold  
03. Down The Wire 
04. You Could Be A King 
05. After The Storm  
06. Misunderstood  
07. Kid Gone Astray  
08. Fallen Heroes  
09. Wishing Your Life Away 
10. Blood On The Ocean

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