Secret Sphere
A Time Never Come [2015 Edition]

2015, Scarlet Records
Power Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 28/04/15

Marzo 2001: i Secret Sphere danno alle stampe per la Elevate Records il loro secondo album, “A Time Never Come”, ritenuto da molti il loro miglior parto e che avrebbe aperto loro le porte della Nuclear Blast e donato loro una maggiore visibilità in ambito internazionale.

Aprile 2015: 15 anni dopo, con una line-up per ⅔ rinnovata rispetto al 2001, la band dà nuovamente alle stampe quel piccolo ed indimenticato gioiello. Ben poche volte i giudizi su queste operazioni di ri-pubblicazione risultano favorevoli. Spesso, troppe volte, si tratta di pure manovre commerciali per sfruttare l’attaccamento dei fan a tutto ciò che viene pubblicato da parte dei loro beniamini. In questo caso, fortunatamente, l’operazione è tutt’altro che di sola facciata. I Secret Sphere si sono impegnati a fondo, tanto che questo “A Time Never Come [2015 Edition]”, come riporta anche il titolo dell’album, non è solo una pubblicazione di quanto già visto nel 2001, ma una ri-registrazione ed in parte un ri-arrangiamento, tanto che seppur non si possa parlare di un’opera originale, i cambiamenti sono tali e tanti che si può decisamente parlare di rilettura, in parte fedele all’originale, ma comunque con una sua personalità ben marcata.

Al di là del semplice rifacimento della copertina (né migliore né peggiore rispetto a quella del 2001, si tratta semplicemente di una questione di gusti personali che farà propendere i fan per una o l’altra), i veri cambiamenti sono tutti a livello sonoro. Innanzitutto la presenza di Michele Luppi. Già con il precedente “Portrait of a Dying Heart” si era notato come l’inserimento in formazione del talentuoso cantante emiliano avesse portato una ventata di freschezza all’interno della band. Le parole favorevoli spese allora valgono anche in questo caso. Senza nulla togliere all’operato di Messina, voce storica del combo alessandrino, Luppi si rende fautore di una prova di grandissima tecnica vocale, capace di donare una nuova personalità a brani già ottimi. “Lady Of Silence” è forse il miglior esempio delle capacità di Luppi, sia in fatto di estensione vocale che in quanto a coinvolgimento e gamma di sentimenti che è capace di dare alle proprie interpretazioni.

Se da un lato la voce del nuovo tastierista dei Whitesnake è uno dei migliori motivi che possono spingere all’acquisto di questa ri-edizione dell’album, dall’altro i piccoli cambiamenti che Aldo Lonobile ha apportato alla parte musicale non sono affatto inferiori in quanto ad importanza. Già il fatto che la durata di questa nuova edizione sia di quattro minuti più lunga dell’originale fa comprendere come e quanto si sia lavorato. I cambiamenti, tanti e diffusi capillarmente in tutti i brani, sono talmente numerosi che sarebbe impossibile elencarli tutti (ed anche alquanto inutile ai fini di una valutazione complessiva dell’opera). È più utile concentrarsi sugli elementi più macroscopici. Innanzitutto l’aspetto tecnologico. L’utilizzo dei Domination Studios di Simone Mularoni (DGM) si sente in ogni nota suonata e la differenza è data da un suono più pulito, più cristallino, l’album acquista un aspetto molto più pesante rispetto all’originale (questo sia nel bene che nel male, come per esempio testimoniato dall’eliminazione del sassofono dall’intermezzo “Emotions” che donava un’aura più intimistica alla versione originale). Anche i passaggi del narratore all’interno degli intermezzi ora risultano molto più comprensibili. Un rimaneggiamento sostanziale è stato effettuato per le parti orchestrali e sinfoniche, ora molto più dinamiche. L’esperienza maturata in tutti questi anni di carriera dei Secret Sphere è servita per rileggere nella migliore delle vesti possibili un album già di per sé ottimo. Un esempio su tutti: le tastiere neoclassiche che marcavano pesantemente la versione originale di “Paganini's Nightmare”, risultando anche un po’ stucchevoli, ora lasciano il posto ad una chitarra elettrica che meglio si armonizza con l’aspetto power metal di questo breve intermezzo.

La scelta dei Secret Sphere di voler ri-registrare l’album è stata decisamente vincente: con una formazione di livello qualitativo estremamente alto, hanno potuto mostrare quanto effettivamente la band sia cresciuta in questi anni. Senza nulla togliere all’album originale, non si può che rimanere a bocca aperta per quanto presentato in questa rilettura che a diritto può essere accostata in quanto a qualità all’originale rischiando seriamente di scalzarne il posto nei cuori dei fan di più vecchia data.




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