The Used
Live and Acoustic At the Palace

2016, Hopeless Record
Alternative Rock

Un'esibizione acustica lunga una carriera, che permette alla band di scoprire lati inediti di sè
Recensione di Giovanni Maria Dettori - Pubblicata in data: 09/05/16

I Live acustici non avvengono mai per caso: di solito una band vi si "appropinqua" nel momento in cui ha un'idea ben definita della propria carriera, delle proprie scelte, e del percorso compiuto. Non fa eccezione il live acustico dei The Used, band alternative rock che ormai calca il palcoscenico da più di 15 anni.


La band si è presentata sul palco con la giusta dose di consapevolezza artistica, quella che permette ad un'occasione come questa di diventare una delle parentesi più piacevoli nell'esperienza delle esibizioni dal vivo. La stessa preparazione al concerto ha permesso ai quattro ragazzi dello Utah di riscoprire molto di sè stessi, in quella che è la "ricontestualizzazione" di un brano che ormai si ritiene fermo, compiuto. Ri-arrangiare, ri-comporre, ri-armonizzare dà invece qualcosa in più alla traccia, ma soprattutto agli stessi musicisti, che non per niente si sono definiti "emozionati come poche volte prima" ad eseguire i propri brani, così "rivitalizzati".


L'esibizione ripercorre praticamente tutta la carriera della band, trovando un equilibrio tra alcune delle tracce più celebri, ed altre addirittura al loro debutto dal vivo, o altre ancora che non venivano eseguite sulla scena da qualche tempo (come nel caso di "Hard to Say"). Sul palco, con loro si è sibito per l'occasione anche un ensemble composto da un quartetto d'archi e da un'arpa, che hanno aiutato ad enfatizzare le sfumature più sensibili ed intime della band, emozionando tutti i presenti, dando la certezza alla band di aver fatto centro. Un esempio? dopo una sentitissima "Blue and Yellow" lo stesso Bert, frontman del gruppo, conclude dicendo "Beh, se non vi siete commossi ora, quando C**** volete farlo?", sorridendo, ma con un nodo alla gola anche lui.
Questo intermezzo non è ovviamente il solo: come ogni live acustico che si rispetti, il dialogo con il pubblico è pressoché una costante, e contribuisce a spalancare le porte ad esibizioni ancora più sincere, vive ed intense. Bert si dice divertito e mai così convinto di sé, scherzando con il pubblico, per poi dare il via ad una "Paralyzed" mai così ritmata e viva, con il violoncello ad impreziosirla ulteriormente. L'immancabile "The Taste of Ink" risuona ancora più provocatoria, ed assieme ad "A Bird and a Woman" scalda il pubblico che canta senza sosta per tutto il concerto.
Un altro momento delicatissimo è quello di "Overdose", canzone dedicata da Bert alla figlia, con le platee che in un attimo tornano a non farsi sentire, in un silenzio rotto solo dagli applausi finali. C'è spazio anche per la "canonica" cover della serata: l'esecuzione di "Imagine" di John Lennon è nella media, ma il pubblico non può che approvarla.

 

Giusto per tornare al discorso con cui abbiamo iniziato, è indicativo riportare, tra i tanti, l'intermezzo del frontman prima di eseguire "Yesterday's feeling": "Se ripenso a questi anni passati insieme e quanto tempo sia passato non posso che sorprendermi, ma nulla mi fermerà dal proseguire, nulla".
Momenti come questi fanno capire ad una band quanto ci si sia spinti lontano, e quanto il percorso intrapreso possa contribuire a realizzare un concerto così luminoso, dando la possibilità non solo di rafforzare la propria auto-consapevolezza musicale, ma contribuendo al raggiungimento di futuri traguardi musicali. Ben fatto.





1. Tunnel
2. The Taste of Ink
3. Yesterday's Feelings
4. Lunacy Fringe
5. The Bird And The Worm
6. Paralyzed
7. All That I've Got
8. Overdose
9. Blue And Yellow
10. Hard To Say
11. Imagine (John Lennon Cover)
12. On My Own

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