Gorillaz
The Now Now

2018, Parlophone
Pop

Ad un anno di distanza da "Humanz" i Gorillaz fanno a meno di inviti galanti con un disco più modesto e rilassato
Recensione di Giovanni Maria Dettori - Pubblicata in data: 03/07/18

A solo un anno di distanza da quel gran pasticcio (nel senso buono del termine) di "Humanz", i Gorillaz, o forse è meglio dire “IL Gorilla” Damon Albarn, visto che ormai il progetto è sempre più una sua creatura esclusiva, tornano con “The Now Now”. Le scelte del nostro amico si sono sempre rivelate stravaganti quanto anomale anche e soprattutto quando si parlava del come e del quando rilasciare album.  Proprio come successe con “The Fall”, concepito a nemmeno un anno di distanza da “Plastic Beach”, anche stavolta ci ritroviamo già fra le mani un nuovo disco. 
 
Con una rapida occhiata alla tracklist troviamo subito un ottimo spunto per iniziare a spogliare lentamente questa nuova creatura: agli esageratissimi 26 brani del precedente lavoro “The Now Now” risponde con solo 11 tracce, e i featuring stavolta sono limitati a soli due brani. Se quindi proprio un anno fa ci si lamentava di un eccessivo e kaleidoscopico collaborazionismo, che aveva finito per seppellire Albarn tanto da far parlare di una compilation più che di un album, stavolta abbiamo di fronte a noi una struttura ben più monografica. Ma se d’altra parte pensavate che questa fosse l’occasione giusta per avere un’immagine definita del progetto Gorillaz potreste rimanere delusi, e se doveste sentire la mancanza di qualcosa, be', potreste portare delle arance al povero Murdoc. L’intrepido bassista virtuale della band è infatti finito in galera e rimpiazzato dal misterioso Ace l’unica novità nella storyline fumettistica del gruppo, elemento che di solito influenza molto il concept dell’album ma che stavolta non sembra svolgere il solito ruolo di “cornice”… O forse è la giusta metafora per un disco nel quale Albarn vuole fare a meno di vincoli, privandosi di quello che ci si aspetterebbe dopo il party esagerato dell’estate scorsa.
 
Ci eravamo lasciati con qualche mal di testa, ma con un disco che a mesi di distanza cresceva sempre di più nei suoi suoni e nelle sue esagerate forme, tirato da tutti le parti, pressato, strappato, riappallottolato come una palla di pongo. E una volta visti live non c’era dubbio che “Humanz” si era rivelato ben più di un disco di collaborazioni, divertendo a dismisura e sorprendendo anche dove prima ponevamo dei punti interrogativi… Il tutto ci aveva fatto anche un po’ dubitare sul giudizio forse un po’ troppo critico dell’anno scorso. È questo quindi il prospetto giusto da cui partire per analizzare la nuova fatica di Albarn che va posto sotto una lente comprensiva, meno affamata (stavolta non sono passati 6 anni, ma solo uno) e che guardi alla conclusione di una fase più che all’inizio di una nuova. "The Now Now” infatti va a riempire i pochi buchi lasciati da "Humanz": è un disco che ha una chiara voglia di risultare leggero ed estivo e che non cerca giochi pirotecnici. Già con “Humility”, primo estratto, tutto questo era venuto fuori, con suoni molto più vicini a “Plastic Beach”, fra Funky, Cloud e Pop, con un filtro rosa anni ’80 animato dalla chitarra del grande George Benson. Filtro ugualmente percepibile anche in “Tranz”, inedita New Wave che rappresenta l’ennesima spunta verde alla lunga lista di quello che non ti aspetteresti dai Gorillaz, e nella funkeggiante ed esotica “Lake Zurich”. Avvolta in un fumo di vanitosi Synth troviamo anche “Sorcererz”, forse meno convincente rispetto alle sue sorelle.
 
Dall’altra parte invece “The Now Now” prende tutto quello che già abbiamo sentito dei Gorillaz, per ridarcene un assaggio: “Hollywood” con Snoop Dogg e Jamie Principle vince il premio del brano più “ignorante” (unico dove compare l’onnipresente elemento Hip-Hop) che ci riporta alle giravolte del precedente album, mentre “Kansas” richiama a gran voce la pietra miliare “Damon Days”. “Magic City” a sua volta intinta della rilassatezza del già citato “Plastic Beach”. Rilassatezza è proprio il termine giusto da accostare complessivamente a questo disco, a volte al limite del sonno, in positivo se parliamo di “Idaho”, onirica ballad alla Radiohead e M83, ma che non trova entusiasmi quando prende forma ad esempio con “One Percent” o con “Fire Flies”. Il finale con “Souk Eye” è il giusto titolo di coda, per un disco che suona un po’ come un passatempo, un gioco, più che come un album che vuole ridarci i Gorillaz nudi e crudi, e a questo punto il paragone con “The Fall” trova ancora più senso. 
 
Ma dopo tutto cosa sono i Gorillaz propriamente? Sono Damon Albarn, con tutto quello che ci possiamo aspettare da lui. E i Gorillaz sono il suo giocattolo multiforme. 
Che genere fanno i Gorillaz? Non lo sappiamo, non lo sapremo mai. 
Che giudizio dare a “The Now Now”? La risposta più difficile, perché è un disco stagionale, estivo e piacevole nelle sue tonalità anni ’80, così come nel ridarci un assaggio di “Crudité” di quello che hanno significato i Gorillaz sino ad oggi in maniera molto furba. È come quegli studenti che non studiano molto, ma si vendono benissimo all’interrogazione i pochi argomenti veramente approfonditi, anche quando il professore chiede tutt’altro. E hanno la faccia di bronzo. Ed una sufficienza abbondante come nella precedente interrogazione, dove magari eri stato anche un po' troppo severo, gliela devi mettere.
 
 
Non di più però.





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