QFT
Live In Space

2018, Despotz Records
Hard Rock

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 03/05/18

Tra le varie idee alla base di album hard o heavy, quella di utilizzare teorie scientifiche è di sicuro curiosa e potrebbe riuscire a coniugare il sacro (la scienza) con il profano (la musica). I QFT, o Quantum Field Theory, giocattolo personale della dotata Linnéa Vikström (Therion), affrontano grandi temi che affascinano l’uomo da decenni: viaggi spaziali, buchi neri, singolarità, il big bang e via dicendo. Per i fan delle sonorità dure che amano anche gustarsi dei testi profondi, “Live In Space” potrebbe essere una fonte di grandi soddisfazioni, in questo senso. Per chi invece è più focalizzato sull’aspetto musicale, il discorso è leggermente diverso.

Sotto la componente strumentale, il combo svedese non difetta affatto. I tre membri che supportano la voce della Vikström sono di tutto rispetto, e provengono tutti dai Dynazty, ad iniziare dal fidanzato della sopracitata Linnéa, ovvero Georg Härnsten Egg (batteria), con i compagni Jonathan Olsson (basso) e Manuel “Mano” Lewys (chitarra). L’hard rock che i QFT propongono è di sicura presa, senza troppi cali di qualità, e permette all’album di mantenere lungo tutta la sua durata una identità ben definita. Identità che non significa comunque una serie di brani fotocopia. Sotto questo punto la proposta dei QFT ha varietà e permette di mettere in mostra diverse situazioni ed atmosfere entro cui far vibrare la voce della cantante. Le venature doom di “End Of The Universe”, le ballad eteree “QFT” e “Live In Space”, l’hard rock di “Big Bang” con richiami ai Therion, le chitarre anni ’80 di “Aliens”. Piatto decisamente gustoso che si arricchisce ulteriormente con la cover di “Jóga” di Björk, resa in modo molto personale, contrapponendo alla delicatezza degli strumenti la potenza della voce della Vikström. Se ci limitassimo a valutare solo questi aspetti, “Live In Space” potrebbe essere considerato uno dei migliori debutti da molti anni a questa parte. Purtroppo non si è ancora parlato della prestazione della esuberante cantante svedese. Credo che nessuno possa negare che Linnéa Vikström sia dotata di grande tecnica, bravura e di una voce potente e versatile. Il problema è che, almeno per quanto concerne questo album, non sempre riesce a centrare l’esecuzione. Sarà la voglia di mettere in mostra quanto più possibile le proprie doti, di voler raggiungere i limiti del proprio range vocale o superare la propria tecnica, il risultato non cambia. Fin dall’iniziale “End Of The Universe” l’esecuzione non è precisa, in “Big Bang” pecca di egocentrismo e inserisce degli urli che finiscono per coprire alcune strofe del suo stesso cantato, nelle due ballad, soprattutto in “QFT”, non riesce a cogliere la giusta atmosfera. Senza dimenticare la sua propensione ad una certa teatralità tenuta qui poco a freno: se in un combo sinfonico come i Therion si inserisce alla perfezione, su questi pezzi hard rock stona decisamente.

I QFT hanno sicuramente delle buone qualità e se riuscissero a limare alcuni problemi, principalmente legati alla cantante, potrebbero anche dare vita ad album di ottimo livello. Considerato però che ci troviamo di fronte ad un progetto che sembrerebbe servire giusto a riempire i momenti vuoti tra un tour e l’altro dei Therion, forse non vi è tanta volontà di sistemare le pecche quanto di continuare a gorgheggiare secondo il gusto personale della Vikström. “Live In Space” merita comunque un ascolto, fosse anche solo per quelle poche perle perfette (“Quasar” su tutte) contenute al suo interno.



01. End Of The Universe
02. Big Bang
03. Black Hole
04. QFT
05. Aliens
06. Time
07. Quasar
08. Light Speed
09. Live In Space
10. Jóga

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