Pallbearer
Heartless

2017, Nuclear Blast
Doom Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 24/03/17

Lenti come le placche tettoniche, monolitici come le montagne, i Pallbearer sono una delle band del panorama doom metal che attualmente meritano senza alcun dubbio di essere tenute d’occhio. Con soli tre album in carriera, hanno già raggiunto un meritatissimo successo e questo “Heartless” è un’ulteriore prova della caratura del combo statunitense.

Con una formazione rimasta immutata rispetto al precedente “Foundations Of Burden” (2014), la band si presenta al terzo banco di prova da studio con un programma musicale ben chiaro in mente: proseguire lungo la strada già percorsa nei due precedenti full-length cercando nel contempo di apportare minime variazioni. Nulla di trascendentale o che snaturi il tipico sound dei Pallbearer, però quanto basta per evitare il tipico rischio di ripetersi sulla lunga distanza. I quattro ragazzi dell’Arkansas hanno classe da vendere e nonostante le tentazioni del successo riescono a confezionare un altro capolavoro restando con i piedi ben piantati per terra. Gli strumenti prima di tutto, anche al di là dell’ottima prova vocale di Brett Campbell, nonostante quest’ultimo sia un grandissimo interprete delle angosce, malinconie e dolori che la musica del combo vuole trasmettere. I primi due brani dell’album ci riportano in territori già esplorati nell’album precedente, quasi a voler rassicurare gli ascoltatori e a riprendere confidenza con il sound dei Pallbearer: ‘I Saw The End’ ci delizia con gli intrecci delle chitarre di Campbell e Devin Holt, scivolando lentamente verso una seconda parte dove elementi prog rock si insinuano nella composizione; ‘Thorns’ è più massiccia, psichedelica, con un riff di chitarra monumentale che lascia spazio ad inserti post rock. Ma è a partire dalla terza traccia, ‘Lie Of Survival’, che i Pallbearer innalzano decisamente il livello della propria scrittura. Ci troviamo di fronte ad un brano che combina egregiamente una base doom con la leggerezza e la delicatezza del post rock. Con ‘Dancing In Madness’ e la conclusiva ‘A Plea For Understanding’ la band raggiunge le vaste distese dello spazio appropriandosi di sprazzi di atmosfere dei Pink Floyd. Dalle atmosfere eteree delle due composizioni citate veniamo riportati bruscamente a terra da ‘Cruel Road’, con la sua tellurica corporeità e con un’anima molto più heavy. Discorso simile per la title track che si riappropria della fisicità consueta della band, richiamando alla memoria i Candlemass. I Pallbearer, seppur ancorati ad un sound estremamente distintivo, sondano spazi laterali, incorporano elementi. La gamma dei sentimenti si appropria dei due estremi opposti. Il lavoro di cantante svolto da Campbell ci mostra un artista in continua maturazione, a suo perfetto agio sia nei recessi ctoni di struggente dolore che nei lontani e soffusi spazi siderali.

“Heartless” è un perfetto specchio che ci mostra il doom metal in tutta la sua magnifica potenza, un concentrato di sensazioni – oscure, malinconiche, dolorose – che colpiscono l’ascoltatore e gli permettono di scrutare dentro se stesso. L’arte dei Pallbearer: senza compromessi, estremamente personale, donata al mondo.



01. I Saw The End
02. Thorns
03. Lie Of Survival
04. Dancing In Madness
05. Cruel Road
06. Heartless
07. A Plea For Understanding

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