Tankard
One Foot In The Grave

2017, Nuclear Blast
Thrash Metal

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 11/06/17

Balzati agli onori delle recenti cronache per aver suonato prima della finale di Coppa di Germania (cose che da noi rimangono fantascienza), i Tankard tagliano l'invidiabile traguardo dei trentacinque anni di carriera: coerenza, impegno, ma soprattutto tanta voglia di divertirsi, come testimoniano i loro testi ad alta (o media, visto che si parla sempre in qualche modo di birra) gradazione alcoolica.

"One Foot In The Grave" è un titolo di per sè eloquente: anni di sbronze presentano in qualche modo il conto e i riferimenti della splendida copertina virano in qualche modo in quella direzione. Per fortuna nella realtà le cose vanno diversamente: come altri gruppi thrash tedeschi anche i quattro di Francoforte mostrano di volere e sapere stare in qualche modo al passo coi tempi, attualizzando in parte una formula che rischia davvero di autoriproporsi all'infinito. A scanso di equivoci, va detto che siamo ancora nei territori dello sferragliante, scanzonato thrash teutonico, accompagnato però da un approccio senz'altro più ragionato frutto di anni di esperienza e di qualche ruga che inizia ad affiorare. "One Foot In The Grave" non è il solito disco thrash per headbangers coi paraorecchie, per quanto sia in parte destinato anche a quel target. I Tankard riescono a non farsi ingabbiare fra le maglie di uno stile ormai noto, ne sono prova i riff quasi power di "Arena Of True Lies", le finezze della title track e il pathos inatteso di pezzi come "Northern Crown" e "Secret Order", che supera i sette minuti di durata. Stupiscono inoltre con "Syrian Nightmare" per la capacità di calarsi nel presente affrontando la spinosa questione della guerra in Siria.

Per il resto i fans della band possono dormire sonni tranquilli: la voce sgraziata, i riff tritaossa, il mood scanzonato di copertina e testi sono sempre quelli, e tutto sommato va bene così.




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