Mötley Crüe
Theatre Of Pain

1985, Elektra Records
Hard Rock

Recensione di Daniele Carlucci - Pubblicata in data: 09/05/14

Con una carriera ormai in rampa di lancio verso i lidi dell’immortalità del Rock ‘n’ Roll, la vita di tutti i giorni dei Mötley Crüe prosegue tra eccessi e rischi annessi. Ma sulla lama del rasoio su cui pericolosamente si mantengono in equilibrio i quattro musicisti si nascondono dei rischi che l’8 dicembre 1984 diventano incubi. Vince Neil sta guidando la sua De Tomaso Pantera sulle strade di Redondo Beach, Los Angeles, dopo essere stato in un negozio di alcolici assieme al batterista degli Hanoi Rocks, Nicholas “Razzle” Dingley, quando perde il controllo della vettura e centra in pieno un’altra auto. L’incidente costa la vita a “Razzle” e Neil viene condannato ad un mese di carcere a causa dell’alta velocità e della guida in stato di ebrezza che hanno provocato la disgrazia. Questo terribile episodio accade solo qualche mese prima della pubblicazione del terzo album dei Crüe, “Theatre Of Pain”, il quale viene dedicato proprio al batterista degli Hanoi Rocks da poco scomparso.

Nonostante gli eventi, la band californiana va incontro all’ennesimo successo ed è ormai una star di livello mondiale. Le quotidiane folli storie di sesso, droga ed auto-distruzione non impediscono al gruppo di scrivere musica e di farlo alla grande. L’estro compositivo di Nikki Sixx è il fulcro anche di “Theatre Of Pain”, album in cui si accentua sensibilmente la componente glam in aggiunta allo stile crudo e sporco dei Mötley Crüe, in una Los Angeles pronta più che mai ad abbracciare l’Hair Metal. Una volta scaldate le bocche da fuoco, i nuovi re della Sunset Strip sparano i colpi migliori con la hit per eccellenza, la meravigliosa e malinconica ballad “Home Sweet Home”, e lo scanzonato Rock ‘n’ Roll di “Smokin’ In The Boys Room” (cover dei Brownsville Station). Ritmo sostenuto ed Heavy Metal grezzo sono i pistoni che fanno muovere il motore delle incendiarie “Tonight (We Need A Lover)” e “Use It Or Lose It”, mentre per “Save Our Souls” non c’è quasi nemmeno il tempo di essere pubblicata: finisce lo stesso anno nella soundtrack del film “Demoni” del nostro Dario Argento (assieme ad altri gruppi Hard & Heavy come Accept, Saxon e Pretty Maids). Prima di calare il sipario il teatro del dolore ci regala altre due canzoni care ai fan dei Crüe come “Fight For Your Rights” e “Louder Than Hell”, quest’ultima versione rinominata e riregistrata di “Hotter Than Hell”, demo vecchia di due anni risalente al periodo di “Shout At The Devil”.

L’album numero tre della scintillante carriera dei Mötley Crüe arriva a conquistare quattro dischi di platino negli Stati Uniti e anche se non ha la stessa furia del capolavoro “Shout At The Devil” contiene una serie di brani di livello che vanno ben oltre i due singoli di gran successo “Smokin’ In The Boys Room” ed “Home Sweet Home”. Si tratta di un disco di passaggio tra l’hard rock randagio degli esordi e quello più incline a sonorità glam caratteristico della seconda metà degli anni ‘80 e proprio per questo si è portato dietro pareri discordanti e non sempre pienamente positivi tra fan e critica. Un classico sottovalutato.

“Thatre Of Pain” è stato rimasterizzato nel 2003 (come gli altri dischi della band) e nella nuova pubblicazione sono state inserite diverse bonus track: demo, video e rough mix strumentale di “Home Sweet Home”, demo di “City Boy Blues” e “Keep Your Eye On The Money”, rough mix di “Smokin’ In The Boys Room” con un diverso guitar solo e la strumentale “Tommy’s Drum Piece From Cherokee Studios”.

Nota del redattore: Il titolo originale dell'album doveva essere “Entertainment Or Death”, ma si è poi deciso all’ultimo di cambiarlo in “Theatre Of Pain”.




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