Magnus Karlsson
Kingdom Of Rock

2015, Frontiers
Heavy Metal

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 24/11/15

Ma insomma, che bisogno c'era? Sembra proprio che questi musicisti turnisti non riescano mai a stare con le mani in mano: non fanno in tempo a finire una collaborazione, anche estemporanea, che subito sentono il bisogno di rientrare in studio, il più delle volte accompagnandosi a nomi blasonati utili a stuzzicare le voglie degli appassionati. A questa categoria appartiene anche un giovane svedese dal magniloquente nome di Magnus Karlsson, un classe 1973 rientrante appieno nella categoria dei cosiddetti shredder che dopo essersi fatto le ossa nei dischi di Bob Catley, Place Vendome e Allen/Lande, è giunto in pianta stabile nei Primal Fear di Ralph Scheepers. Se fosse un calciatore, Magnus Karlsson sarebbe un uomo ovunque, uno di quei giocatori da schierare in formazione di emergenza capace di garantire sempre un ottimo rendimento. Una sorta di tuttofare nella grande famiglia Frontiers, pronto a dare una mano a questo e a quello in caso di necessità. Quando poi tocca a lui mettere la firma su un disco, i ruoli si ribaltano e giunge l'occasione per la consueta sfilata di grandi nomi: Joe Lynn Turner, Jorn Lande, Tony Martin, Harry Hess, più svariati altri. Aggiungete un monicker altisonante come Magnus Karlsson's Freefall, con il genitivo sassone che fa molto Blackmore e anche molto figo, e il gioco è fatto.
 
"Kingdom Of Rock" riassume e recupera tutto quanto è stato detto in questi anni in termini di hard melodico, sia di derivazione power che strettamente AOR. Non si può dire di essere davanti a un brutto disco, Karlsson è un chitarrista coi controfiocchi e i suoi ricami chitarristici meritano senz'altro un ascolto attento, riff, scale e melodie si susseguono anche con un certo gusto secondo il perfetto manuale del chitarrista metal; tuttavia, se dovessimo giudicare il musicista basandoci sulla qualità delle composizioni qui presenti, ne uscirebbe il ritratto di un chitarrista senza personalità cui fondamentalmente piace giocare facile. Cosa salvare? "When The Sky Falls" non nasconde un certo pathos, lo stesso si potrebbe dire (a patto di usare un metro di giudizio piuttosto generoso) di "Another Life", il resto del disco non solo non regala particolari sussulti, ma riesce perfino ad essere sgradevolmente stucchevole ("The Right Moment") e il susseguirsi dei brani diventa il pretesto per apprezzare il talento dei vocalist che si avvicendano al microfono, l'ennesimo dispiegamento di forze al cospetto di un prodotto poco più che mediocre.

"Kingdom Of Rock" è una specie di Kiske/Somerville (di cui non a caso Karlsson è in buona parte autore) per patiti delle sei corde, uno specchietto per le allodole, un prodotto cassetta allestito a suon di cliché. Un po' poco, per un talento del genere.




01. Kingdom Of Rock (Jorn Lande, vocals) 
02. Out Of The Dark (Jakob Samuel, vocals)
03. No Control (Joe Lynn Turner, vocals)
04. When The Sky Falls (Tony Martin, vocals)
05. Angel Of The Night (David Readman, vocals)
06. I Am Coming For You (Magnus Karlsson, vocals)
07. Another Life (Rick Altzi, vocals)
08. Never Look Away (Tony Harnell, vocals)
09.  A Heart So Cold (Harry Hess, vocals)
10. The Right Moment (Rebecca De La Motte, vocals) 
11. Walk This Road Alone (Magnus Karlsson, vocals)

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