Eluveitie
Ategnatos

2019, Nuclear Blast
Folk Metal

La “rinascita” degli Eluveitie: “Ategnatos” riscopre gli archetipi di un intero genere
Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 05/04/19

Questo primo quarto del 2019 vede il ritorno degli Eluveitie con l’ottavo album da studio in carriera. Accantonata la particolarità della serie degli “Evocation”, “Ategnatos” riprende la strada canonica percorsa dal combo elvetico, quindi può essere considerato un diretto successore di “Origins” del 2014. I punti chiave di questo nuovo album sono un maggiore spazio ai passaggi di death metal melodico e un maggiore uso della voce femminile - Fabienne Erni, anche all’arpa. Per il resto ci troviamo di fronte a una buona, seppur standardizzata, produzione della band svizzera.

La qualità dei brani è sicuramente sopra la media, e anche se non vi è una canzone che si imponga sopra le altre, il tipico sound degli Eluveitie viene mantenuto senza caduta di stile. Se tutto ciò da un lato è sicuramente positivo, allo stesso tempo è anche negativo visto che non vi sono sorprese che facciano saltare sulla sedia l’ascoltatore. Anche il ricorrere alle linee melodiche folk medievali di un brano già sfruttato in precedenza da altre band – una su tutte, gli In Extremo nella canzone “Ai Vis Lo Lop” – lascia un po’ l’amaro in bocca e fa pensare come l’ambito folk sia ormai stato sfruttato fino al limite estremo. Anche l’utilizzo di parti parlate, non di certo una novità all’interno dello stile degli Svizzeri, spezza un po’ troppo il ritmo sia tra una traccia e l’altra che all’interno di una stessa canzone. Per quanto riguarda invece gli aspetti positivi, merita di essere segnalata una certa varietà di situazioni e una transizione fluida da un brano all’altro, segno evidente della cura prestata dalla band al momento della realizzazione della tracklist. Si fa apprezzare anche uno stato d’animo più cupo in diverse canzoni, come per esempio in “Worship” – che va ricordata anche per la presenza di Randy Blythe dei Lamb Of God e per un sound che si sposta un poco verso il metalcore -, in “A Cry In The Wilderness” o nella sezione iniziale di “Rebirth”. Poco per gridare al miracolo.

“Ategnatos” piacerà di sicuro a molti, appassionati della band o meno: non è affatto un brutto album, è ben eseguito e vario, ma allo stesso tempo staziona in una zona di sicurezza, quella dettata dallo stile ormai codificato del combo. Gli Eluveitie coinvolgono ma non stupiscono, non si prendono dei rischi nel tentativo di innalzare il livello qualitativo e creativo della propria musica. Facendo così di certo non sbagliano, non daranno mai alle stampe un album di brani scadenti, ma al contempo non vi è alcuna crescita.



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