AAVV
Immortal Randy Rhoads

2015, UDR Music
Heavy Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 03/03/15

19 marzo 1982: a causa una stupida bravata Andrew Aycock, autista del tour bus di Ozzy, si schianta con un piccolo aeroplano che aveva preso “in prestito” senza autorizzazione, causando, oltre la propria morte, anche quella di Rachel Youngblood, responsabile del trucco di scena della band, e quella di Randy Rhoads, chitarrista della band. 25 anni da poco compiuti, persona alla mano e musicista geniale, avrebbe potuto dare molto di più di quanto il fato gli abbia effettivamente concesso. A 33 anni da quel tragico evento, senza alcun motivo o ricorrenza particolare, viene data alle stampe questa nuova raccolta di una buona selezione di brani scritti dal dotato chitarrista californiano.

Prima di parlare dei nomi celebri chiamati a raccolta per prestare la propria opera, dei brani (in alcuni casi) leggendari qui raccolti o del lavoro di rilettura effettuato, è giusto (ed in parte anche triste) segnalare subito che “Immortal Randy Rhoads” non rende quasi per nulla giustizia a Rhoads. Sicuramente è difficile rileggere a proprio modo quanto già proposto da un musicista estremamente dotato, cercando di non emularlo o di stravolgerlo, ma di inserirsi nella sua visione musicale. Da questo punto di vista il brano di apertura “Crazy Train” è il peggiore tra quelli proposti: Tom Morello (Rage Against the Machine) riesce a distruggere completamente quanto di sublime Rhoads avesse fatto al momento della scrittura di tale brano, storpiando l’assolo, lasciando andare a briglia sciolta il proprio stile anticonvenzionale ma perdendo così di vista le linee teoriche seguite da Rhoads. Mostrare la propria personalità è giusto, ma imporla andando a stravolgere completamente un brano giusto non lo è affatto! Anche l’operato di Serj Tankian (System of a Down) alla voce è, purtroppo, alquanto scadente. Non bisogna necessariamente scimmiottare Ozzy o Rhoads per dare vita ad un brano ben rifatto. Basta vedere la magistrale rilettura di “Mr Crowley” per rendersene conto. Chuck Billy (Testament), non sembrando neanche lontanamente assimilabile ad Ozzy per stile vocale, riesce a donare un’aura maledetta al brano rimanendo semplicemente se stesso mentre Alexi Laiho (Children of Bodom) alla chitarra, pur mostrando una certa fantasia durante l’esecuzione, non cerca mai di rubare la scena e si inserisce perfettamente nello spirito di Rhoads. Brano veramente ben riletto, con un’atmosfera malsana e rozza. Ottima al pari delle versione presentata qualche anno fa dai Moonspell.

Andando ad analizzare un altro punto a sfavore delle raccolta, ciò che balza immediatamente agli occhi è la presenza di Tim “Ripper” Owens (ex Judas Priest, ex Iced Earth, ex Yngwie Malmsteen) in ben otto brani su undici. Owens è un ottimo cantante, non vi è alcun dubbio, ma sinceramente sfruttarlo così ampiamente sembra veramente eccessivo. Si sarebbe potuto lasciare spazio ad altri ospiti, tanto più che l’operato di Owens è alquanto altalenante: notevole nei brani a lui più congeniali, ovvero quelli più metal, alquanto anonimo nei brani più leggeri, quelli avvicinabili al glam ed all’hard rock. “Over The Mountain”, da questo punto di vista ci mostra un Owens in grandissimo spolvero, anche se coadiuvato da un Jon Donais (Shadows Fall) non eccelso.

Non solo brani del periodo di Rhoads presso la corte di Ozzy, ma anche proveniente dalla sua esperienza con i Quiet Riot. Esemplare la “Back To The Coast” eseguita da Kelle Rhoads (fratello di Randy ed all’opera anche alle tastiere nel brano “Mr Crowley”) alla voce e Doug Aldrich (Burning Rain, ex Dio, ex Whitesnake) alla chitarra: scanzonata e rockeggiante. Meno ispirato l’altro brano dei Riot, “Killer Girls”, un po’ per colpa di un Owens non a suo agio nei panni del rocker/glamster, un po’ per un Joel Hoekstra (Whitesnake, ex Night Ranger) non ispiratissimo.

La seconda metà dell’album, tutta in mano a Owens, si segnala per un tono alquanto in calando. Gus G (Firewind, Ozzy Osbourne, ex Dream Evil) è l’unico che brilla grazie alla sua esecuzione di “Goodbye To Romance”, mentre gli altri chitarristi, da Bob Kulick (ex W.A.S.P., ex Kiss, anche produttore di questo album) a Brad Gillis (Night Ranger) a Dweezil Zappa (ottima sorpresa, qui alle prese con sonorità più dure del solito), si innalzano di poco sopra la media.

Fa piacere vedere ricordato un artista importante come Randy Rhoads, ma lascia un po’ interdetti la scelta di farlo in questo modo. “Immortal Randy Rhoads” non è un album imprescindibile, dato che per omaggiare un genio si è scelto di farlo con un prodotto che si mantiene ad un livello di qualità solamente medio. È un peccato, visto il livello dei musicisti ed i brani che hanno fatto la storia del metal presenti in questo progetto.




01. Crazy Train (Feat. Serj Tankian, Tom Morello, Rudy Sarzo, Vinny Appice)
02. Over The Mountain (Feat. Ripper Owens, Jon Donais, Rudy Sarzo, Frankie Banali)
03. Mr Crowley (Feat. Chuck Billy, Alexi Laiho, Rudy Sarzo, Brett Chassen, Kelle Rhoads)
04. Believer (Feat. Ripper Owens, Doug Aldrich, Rudy Sarzo, Vinny Appice)
05. Back To The Coast (Feat. Kelle Rhoads, Bruce Kulick, Rudy Sarzo, Frankie Banali)
06. I Don’t Know (Feat. Ripper Owens, George Lynch, Rudy Sarzo, Brett Chassen)
07. S.A.T.O. (Feat. Ripper Owens, Bob Kulick, Dweezil Zappa, Rudy Sarzo, Vinny Appice)
08. Killer Girls (Feat. Ripper Owens, Joel Hoekstra, Rudy Sarzo, Brett Chassen)
09. Goodbye To Romance (Feat. Ripper Owens, Gus G, Rudy Sarzo, Brett Chassen)
10. Suicide Solution (Feat. Ripper Owens, Brad Gillis, Rudy Sarzo, Brett Chassen)
11. Flying High Again (Feat. Ripper Owens, Bob Kulick, Bernie Torme, Rudy Sarzo, Brett Chassen)

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