The Vision Bleak
The Wolves Go Hunt Their Prey

2007, Prophecy Productions
Gothic

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 09/04/09

Ci avevano abbandonati nella spettrale regione dei Carpazi, nel corridoio di una lugubre magione ereditata da un uomo d’affari, ma sono venuti a riprenderci. I lupi ci mostreranno il cammino che conduce alla civiltà dei Faraoni, i lupi ci condurranno ai piedi di Seth, il Dio del deserto secondo la teogonia menphita, colui che presiede il regno dei morti. Benvenuti nell’Antico Egitto.

Due anni dopo il maestoso concept intitolato "Carpathia – A Dramatic Poem", i The Vision Bleak riaffiorano proponendo un lavoro meticoloso, studiato allo sfinimento e registrato in sei lunghissimi mesi: "The Wolves Go Hunt Their Prey", titolo che è la radice di un testo sviluppato nel disco che lo ha preceduto (quello del terzo brano di "Carpathia", la title track). L’esteriorità da marcia funebre che prima ha contraddistinto il debutto "The Deathship Has A New Captain" e solo in seguito "Carpathia" è rimasta immutata nelle melodie tra sacro e profano che il duetto teutonico rilancia orgoglioso. Bene così: il sound è definito, personale, il gruppo riconoscibile dalla prima all’ultima nota.

La fervida creatività dell’accoppiata Ulf Theodor Schwardorf (guitars, bass, shrieks) – Allen B. Konstanz (vocals, drums) ha concepito un disco che immediatamente identificherete come un figliastro nato in cattività, trattasi infatti di musica leggermente più pesante, dove la componente metallica si erge imperiosa nei quarantadue minuti suddivisi poeticamente in tre terzine.
L’abbandono di violino, pianoforte e soprano (ancora il numero tre?) non deve intimorire i fedelissimi che ritroveranno le possenti orchestrazioni, evidenziate da una produzione in grande, grandissimo stile, produzione che esalta una scelta dei suoni da veri intenditori.

E’ la disarmante capacità compositiva (ma questo già lo sapevamo) a costituire la classica “marcia in più” di una band che non rinuncia mai a proporre le bizzarrie sonore che prendono forma tanto nelle introduzioni ("Amala & Kamala" e "The Black Pharao Trilogy: Introduction") quanto negli interessanti spezzoni acustici cementati all’interno dei due terzi che concludono la trilogia del faraone nero: "The Shining Trapezohedron" e "The Vault Of Neprhren-Ka". E’ qui che riscoprirete tutta l’epicità e tutto il fervore operistico che hanno reso popolare "Carpathia".

Forza e melodia in questo gothic metal che più di una volta attinge dal death ("The Demon Of The Mire" il fulgido esempio) ma che si tiene ben saldo alle radici di un suono impenetrabile, dove le atmosfere Lovecraftiane hanno la precedenza su tutto, sempre e comunque. Non mi resta che segnalare altri due brani, "She-Wolf", quello di apertura, e "By Our Brotherhood With Seth", quello di chiusura, i nuovi anthems strizza-cervello che vi tormenteranno nelle notti di dormiveglia.

Il percorso dei The Vision Bleak è costellato da sprazzi di genio. Lasciatevi accompagnare, dunque, dalla narrazione evocativa di Konstanz e dalle melodie della chitarra di Schwardorf attraverso la nuova visione della terra che avvolge il Nilo, armatevi di pazienza e provate a scoprire quanto sia bello entrare nel loro mondo analizzando i testi che accompagnano l’opera (che nella lussuosa versione limitata offre, in aggiunta al regolare disco, un DVD live ed un coupon che permette di ordinare una t-shirt esclusiva).

Grandi atmosfere, grande musica.



01. Amala & Kamala
02. She-Wolf
03. The Demon Of The Mire
04. The Black Paraoh Trilogy Introduction
05. The Black Paraoh Trilogy Part1: The Shinning Trapezohedron
06. The Black Paraoh Trilogy Part2: The Vault Of Nephren Ka
07. The Eldrich Beguilement
08. Evil Is Of Old Date
09. By Our Brotherhood With Seth

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