The Vision Bleak
Carpathia

2005, Prophecy Productions
Gothic

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 09/04/09

Capita spesso di trovarci ad acquistare un disco perché consigliato da questo o da quell’amico, da una pubblicità ad effetto o da una recensione apparsa affascinante ai nostri occhi e, nel caso specifico, una suggestiva fotografia che apre il sito internet ufficiale dei tedeschi The Vision Bleak è stata la sola ed unica causa del mio avvicinamento e successivo investimento sulla gothic metal band tedesca.

Inoltre, al sottoscritto, accade sovente associare un determinato disco al libro di turno e mai come questa volta "Carpathia" si è dimostrato la colonna sonora perfetta (stando alla mia immaginazione, naturalmente) per scortare il professor Robert Langdon e la crittografa Sophie Noveau nei meandri del Louvre ed all’interno dell’enigmatico Chateaux Vilette alla ricerca disperata di un’esatta interpretazione del Codice Da Vinci…

Il debutto discografico è coinciso con la pubblicazione nel 2004 di “The Deathship Has A New Captain” (anche se un singolo è uscito nel 2003) e “Carpathia” rappresenta il naturale seguito delle vicende thriller-psicologiche che, in questo caso, si svolgono nella regione dei Carpazi in una singolare magione ereditata da un uomo d’affari. Un poema drammatico (così viene presentato nella brochure pubblicitaria) che si racconta mediante otto capitoli intensi ed altamente emotivi tramite i quali è ben rappresentata la “passione” del duo teutonico (Ulf Theodor Schwadorf e Allen B. Konstanz) per il sound operistico e decisamente cinematografico.

Il “sonetto” dei The Vision Bleak apre le danze con una "The Drama Of The Wicked", da ascoltare rigorosamente con la luce accesa, e rilascia i primi sentori heavy metal con la seconda "Secrecies In Darkness", capitanata da uno stuolo di archi e da un sinistro contrabbasso a reggere il durissimo suono (doom-oriented) delle chitarre elettriche protagoniste dell’intero episodio. La title track, "Carpathia", è sostenuta dal perverso motivo orchestrale che simboleggia gran parte del brano ed il soprano utilizzato incide notevolmente sull’elemento “eleganza” che, con “La Tetra Visione”, non è cosa da sottovalutare.

 

Le desolate lande che si estendono dalla Slovacchia alla Romania sono rese ancor più inquietanti nelle descrizioni di "Dreams in the Witch-House" e nei racconti di "Sister Najade (The Tarn By The Firs)" con il dischetto che decolla attraverso le inflessioni maligne di "The Curse of Arabia" e, soprattutto, con la cantilena che ricorda da vicino un rituale pagano ascoltata sulla pletorica "Kutulu!". La conclusiva "The Charm is Done" è una suite che dipinge (rigorosamente in bianco e nero) e tratteggia i lineamenti sottili e darkeggianti di un disco da ascoltare tutto d’un fiato.

Le vocals di Schwadorf vertono su una timbrica molto profonda (niente growl) ed in generale non sembra mai di trovarci al cospetto di un cantante ordinario, piuttosto, il tedesco dà l’impressione di voler narrare i versi dell’opera, sforzandosi in quanto ad interpretazione e distribuendo stile e vigore al contenuto.

"Carpathia" è, in sintesi, un album capace di ricreare un’atmosfera da brividi; un album che rivela poco per volta tutte le sue sfaccettature ed il suo fascino egregiamente ispirato dalle dimensioni malinconiche e sofferenti che si riflettono nella già citata teatralità operistica. Un album che consiglio a tutti indistintamente; staccarsi dalla quotidianità e dal proprio credo musicale ed appartarsi, per un po’, all’interno di un podere insediato nella fredda catena montuosa, regalerà senz’altro nuove emozioni.





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