Alcest
Ecailles De Lune

2010, Prophecy Productions
Black Metal/Shoegaze

Recensione di Federico Botti - Pubblicata in data: 29/03/10

Nel 2007 erano souvenir d’un altro mondo, nel 2010 sono frammenti di luna: al francese Neige (unico nome dietro al progetto Alcest) non mancano certo titoli evocativi per le sue opere. Eppure con essi pare riassumere perfettamente i caratteri generali della sua musica, un affascinante mix tra i muri elettrici dello shoegaze, una batteria spesso intrisa di torbide sonorità black ed un cantato ora suadente, riflessivo ed ammaliante, ora scream gelido e lancinante, ma pur sempre vago, lontano e sfuggevole.

Écailles De Lune” segue dunque il percorso intrapreso dal gruppo sin dall’esordio “Souvenirs d’Un Autre Monde”, caratterizzandosi però per alcune sfumature presenti in origine in minor parte. Merito forse dell’altro progetto del cantante, gli Amesoeurs, nel quale erano molto forti i richiami alla darkwave d’annata. Eppure, nonostante la formula sia in larga misura la stessa utilizzata tre anni fa, il risultato non è lo stesso. “Souvenirs D'un Autre Monde” era infatti un capolavoro senza mezze misure, “Écailles De Lune” presta invece il fianco a una debolezza di fondo che si avverte soprattutto nella seconda metà del disco.

“Abysses”, quarta traccia dell’opera, rappresenta a tutti gli effetti un vero e proprio spartiacque tra due parti a mio avviso ben distinte. Da un lato abbiamo il trittico iniziale (fenomenale per potenza poetica) formato dalla title track (divisa in due parti) e da “Percées de Lumière” (pezzo, questo, presente anche nello split pubblicato qualche mese fa con i conterranei Les Discrets); dall’altro il già citato quarto brano (poco più di un filler strumentale), “Solar Song” (tutto sommato poco ispirata) e la finale “Sur L’Océan Couleur De Fer” (un brano forse sin troppo delicato, anche se qualche brivido lo lascia, soprattutto nelle ultime sue battute).


La title-track si muove su due piani ben distinti di malinconia. Nella prima parte è dolce e soave, accogliente e rassicurante come quando fuori nevica e tu te ne stai in casa, rinvolto in una calda coperta, ad ammirare i fiocchi che cadono placidamente a terra. L’incedere è sognante, il muro di chitarre disegna piacevoli arazzi dai colori caldi e familiari, ma già verso la fine qualcosa sembra cambiare: dopo un momento di calma, il ritmo comincia a farsi più impetuoso, accennando a quella che sarà la seconda parte del brano. E se l’inizio può trarre in inganno, basta un attimo per far sì che il mare avvertito in apertura si trasformi in una tempesta sonora che ti prende e ti trascina con sé. Le chitarre si fanno ora più taglienti, la batteria aggressiva, il cantato cullante di Neige si trasforma di colpo in un sofferto e freddo scream: una malinconia non più dolce e soave (come affermato inizialmente), ma rabbiosa e furente. E’ però solo un passaggio: la metà della traccia vede infatti un ritorno alle sonorità proposte in apertura. Un chiaroscuro fenomenale, che ammalia e conquista sin da subito.

La traccia più tirata è senza dubbio alcuno “Percées De Lumière”, un pezzo che ricorda da vicino certe cose proposte dai già citati Amesoeurs: sezione ritmica come al solito sugli scudi, un andamento melodico vigoroso e incalzante, e ancora una volta l’urlo di Neige, così dolente eppure così perfettamente inserito nel contesto del pezzo. A mio avviso è forse la canzone maggiormente rilevante del platter, poiché in grado di sintetizzare in poco più di sei minuti quanto ascoltato sinora.

 

Come già detto, se paragonato a “Souvenirs D'un Autre Monde”, “Écailles De Lune” perde il confronto. Di fatto entrambi gli album sono composti da sei tracce, ma, laddove nel disco del 2007 questi brani erano tutti egualmente affascinanti, qui non possiamo dire altrettanto. Ed è un vero peccato, anche perché lo split fatto con i Les Discrets conteneva altri momenti interessanti, che a mio avviso avrebbero fatto un'ottima figura nel presente disco.

Ciònonostante non si può non notare come tutto ciò che Neige tocchi diventi oro. Il suo operato magico e poetico è inconfondibile, le sferzate malinconiche (ora rassicuranti, ora rabbiose) che sa imprimere ai suoi pezzi segnano in maniera abbastanza profonda, e anche i pezzi “minori” di questo “Écailles De Lune” lasciano comunque qualcosa. Meno ancestrale, mitologico e bucolico di “Souvenirs D’un Autre Monde” (e chi lo ha ascoltato converrà di certo con questi miei aggettivi), quasi più notturno, marittimo e ripiegato su sé stesso, questo lavoro si farà comunque amare sia dal fan del black metal (che conoscerà di certo Neige per la sua militanza nei Peste Noire), sia da quello dello shoegaze (che qui troverà il suo genere preferito rimaneggiato e arricchito da elementi normalmente a lui estranei). Se già possedete il precedente lavoro di Alcest fatelo vostro, ma se ancora non conoscete il musicista francese dirigetevi a occhi chiusi verso “Souvenirs D’un Autre Monde", senza dubbio superiore, anche soltanto per l’intensità delle emozioni che è in grado di trasmettere.





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