Foreigner
Foreigner

1977, Atlantic Records
AOR

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 14/03/10

Recensione a cura di Cesare Vaccari

 

Trent'anni fa essere informati su tutto ciò che riguardava la musica non era certo facile ed immediato come ora. Mancando la rete globale restavano le radio, allora definite “libere”, che potevano ancora vantarsi di contribuire alla cultura musicale di chi le ascoltava (oggi è esattamente l’opposto), qualche negozio di dischi e i relativi commessi, in genere sempre ben preparati, e le poche riviste musicali presenti in edicola, prime fra tutte Ciao2001, Rockstar e Rockerilla.
Ricordo però di aver letto articoli particolarmente interessanti su di un settimanale che con la musica aveva veramente poco a che fare, il “Guerin Sportivo”. Scroccandolo ai miei compagni di classe calcio-dipendenti che lo compravano regolarmente, lessi per la prima volta dei Foreigner proprio nella rubrica “Play Sport and Musica” che vi era contenuta. In quell’occasione il curatore aveva usato una definizione per la musica della band all’epoca poco usata (era il 1977), heavy metal. Se pensiamo a quello che per noi oggi significano queste due parole, diremmo certamente che usate per i Foreigner sono completamente fuori luogo; ma considerate nel contesto di quel periodo davano al lettore l’idea esatta di quello che poteva aspettarsi dalla  musica della band, cioè qualcosa che andava oltre al solito hard rock americano al quale Kiss, Grand Funk, Starz, etc. ci avevano abituato.

Figura di spicco e membro fondatore della band è Mick Jones, chitarrista, tastierista, cantante e compositore di indubbio talento, oltre che amico di Billy Joel e oggi rimasto unico elemento originale nella formazione. Mick arriva a formare i Foreigner già con un corposo curriculum, avendo suonato con Leslie West, Nero and the Gladiators e Spooky Tooth. Da solo però non sarebbe mai riuscito a creare l’alchimia musicale che caratterizza i primi album della band. E’ infatti grazie agli altri elementi che vengono reclutati che nasce una perfetta miscela tra hard rock, progressive e pop, tale da spiazzare i recensori dell’epoca, fino al punto di dover utilizzare aggettivi quasi inediti per definire la loro musica. In particolare la voce soul/blues di Lou Gramm e l’innovazione e la genialità propria nel poli-strumentista Ian McDonald (ex King Crimson) sono fondamentali nella musica dei Foreigner. Senza togliere niente a Al Greenwood (tastiere) e Ed Gagliardi (basso), entrambi musicisti di alto livello, un altro elemento a mio parere fondamentale nel successo della parte più viscerale e hard del combo, è il batterista Dennis Elliott, dal drumming che deve molto a John Bonham, in particolare nell’uso della cassa (strana combinazione che oggi sia il figlio Jason a suonare con i Foreigner). L’esordio, omonimo, arriva nel marzo del 1977.

La canzone di apertura, “Feels Like The First Time”, si apre in modo classico, con una bella chitarra distorta, ma bastano poche battute per rendersi conto che il prodotto che si offre alle nostre orecchie è tutt’altro che scontato. La sovrapposizione delle tastiere, il modo di cantare, i cambi di tempo e di atmosfera sono una caratteristica che colpisce e stupisce al tempo stesso. Il ritornello è orecchiabile al punto giusto, quindi adatto a scalare le classifiche americane; per contro la non linearità della composizione non sfugge al pubblico più esigente, quello che cerca una maggior varietà all’interno di una canzone, che ne rimane affascinato e conquistato.
“Cold As Ice”, la canzone che segue, è un vero è proprio gioiellino: il ritmo incalzante imposto dalla tastiera, preso in prestito da un’idea di Billy Joel (dichiarazione di Mick Jones presente nel DVD biografia della band) è spezzato da armonizzazioni vocali da brivido e da complessi intrecci di synth, con un risultato che è esattamente a metà strada tra l’hard e il progressive.
Decisamente più verso quest’ultima direzione è “Starrider”, cantata da Mick Jones, dove l’esperienza con i King Crimson di Ian McDonald diventa fondamentale, contribuendo a creare un affresco musicale sognante e psichedelico molto coinvolgente.
Più secondo schemi hard rock già definiti, “Headknocker” si propone come un pezzo viscerale e d’impatto.
Chiude la side A “The Damage Is Done”, ancora in equilibrio tra hard rock e progressive, sognante ma non troppo. Quella che potrebbe essere una semplice ballata diventa una complessa composizione grazie a variazioni di tempo, ricercatezze vocali, tastiere raffinate e assoli di chitarra eseguiti con grande gusto.
Il lato B si apre con un altro singolo tratto da questo album, “Long,  Long Way From Home”, una canzone immediata, dal grande impatto, resa originale di nuovo grazie a McDonald, che inserisce in diversi momenti un sax, presente anche nell’assolo, che si amalgama perfettamente con il resto degli arrangiamenti.
Più tranquilla e soul “Woman Oh Woman”, forse l’unica track dell’album che potremmo definire una ballata insieme a “Fool For You Anyway”, che però presenta meno sfumature blues rispetto alla prima.
“At War With The World” avanza cadenzata, accompagnata dalla tastiera durante il ritornello, per diventare più dura ed aggressiva nelle strofe. Anche in questo caso l’uso sapiente di intrecci di synth e tastiere mitiga la chitarra distorta e il tutto prende un aspetto più progressivo. Notevoli i cori, come nel caso di “Cold As Ice”, ben armonizzati.
Chiude l’album “I Need You”, granitico mezzo tempo dove il riff di chitarra è sorretto anche dalla tastiera. Di nuovo la voce di Lou Gramm è in evidenza, contornata da cori e arrangiamenti.

"Foreigner" è un album che ha venduto quattro milioni di copie, indimenticabile per chi ha vissuto l’esordio di questa band, e da riscoprire per chi di questo gruppo conosce solo il tormentone “I Want To Know What Love Is”, bello sì, ma lontano dal meglio della loro produzione.
Di buona qualità ma più vicini all’hard rock i successivi “Double Vision” (1978) e “Head Games” (1979).
Più commerciale e immediato il famosissimo “4” (1981), che contiene quattro dei singoli più conosciuti della band: “Urgent”, “Waiting For A Girl Like You”, “Joke Box Hero” e “Break It Up”.
Oggi la carriera dei Foreigner continua senza i membri che ne hanno firmato gli inizi, a parte Mick Jones. E’ da poco uscito “Can’t Slow Down”, appena recensito su queste stesse pagine. Da segnalare anche il disco della Lou Gramm Band, del giugno 2009, che dimostra la buona salute del bravo cantante, dopo un lungo periodo di malattia.





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