Timesword
Chains Of Sin

2010, 7Hard
Prog Metal

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 04/03/10

Tanto rumore per nulla.
Spiace e anche parecchio dover ricorrere a un commento tanto lapidario, che per altro potrebbe apparire colpevolmente semplicistico, ma a volte essere impietosi e mettere ben in chiaro le cose è un male necessario. Gli italiani Timesword al loro primo Lp mettono insieme un opera pressoché priva di difetti (fatta forse eccezione per la copertina inguardabile), priva di sbavature, ma sfortunatamente anche completamente priva di ispirazione.
Immaginate di poter reperire tutto il materiale scartato in fase di composizione dai ben più blasonati Dream Theater dei tempi di Images and Words. Ora prendete il tutto, ripulitelo per quanto necessario dai piccoli difetti del caso e aggiungetegli qualche lirica che trasuda un gusto sinistramente adolescenziale. Quello che otterrete è qualcosa di molto vicino a questo "Chains of Sin".
Messo bene in chiaro questo, bisogna comunque ammettere che la pressoché totale mancanza di personalità non è l’unica caratteristica portante del disco. La padronanza tecnica dei Timesword è impressionante e questo va assolutamente riconosciuto, cosi come va dato giusto merito all’eccellente produzione.
Ci troviamo quindi a fare complimenti obbligati tanto al mestiere della band quanto a quello della 7hard, branca “dura” dell’etichetta 7us. Messo da parte il mestiere non rimane però nulla per cui valga la pena di prodursi in applausi.


Alcuni sostengono che il progressive è tra i generi quello che maggiormente necessita di abilità tecnica, tanto da surclassare in priorità l’arte propriamente detta. Dischi come questo dimostrano che non c’è nulla di più sbagliato. In un full-length parte di una corrente già cosi spesso accusata di una freddezza intrinseca, la mancanza d’ispirazione è un difetto letale. Se non c’è sangue caldo che pulsa e scorre nelle vene, per quanto bello e ben accessoriato possa essere il corpo, quello che si ha tra le mani rimane solo un involucro senza vita.


Dopo un inizio di tastiera da Bontempi degli anni d’oro che dura la bellezza(?) di 26 secondi si passa immediatamente all’effetto Dream Theater. “A Thousand Year Kingdom” è un pezzo d’apertura tutto sommato indovinato, che mette fin da subito nella giusta ottica. Il suo pregio migliore è forse la sensazione di morbidezza e la facilità con cui si lascia ascoltare. Un pezzo dei Dream Theater, sorry dei Timesword dei più semplici ma non sgradivo, che si spegne timidamente con un delicato fade-out.
“Highway To Paradise” sposta il focus qualche album più in la, verso un Metropolis parte seconda solo un po’ più hard rock. Anche questo piacevole, ma come lo può essere il secondo capitolo di un film di intrattenimento. A “New Way” è forse il passaggio che meno funziona, cercando soluzioni più in stile Whitesnake e ricadendo nel dilettantistico. “World Confusion” riporta le sorti dell’Lp al prog più propriamente detto… ma se mai dal vostro parrucchiere di fiducia decidessero di mettere un pezzo prog come sottofondo, quasi certamente sarebbe questo. Con “Skyland” la ricetta diviene tanto soporifera da sembrare calcolata. L’immancabile lunga suite finale da il colpo di grazia. Tecnicamente perfetta tanto da far venire i brividi, emotivamente fredda.


In conclusione un disco a salve. Se proprio non riuscite a fare a meno di ascoltare progressive giorno e notte, Chains of Sin può fare al caso vostro. Sarà un ottimo sottofondo in ufficio, in negozio o ovunque preferiate.
Per i nostrani Timesword che dire? Avete tutti i numeri per essere una band magnifica, siete padroni del mestiere come pochi altri… ma fate qualcosa per ispirazione e personalità! Scavate nei recessi della vostra mente, sondate l’anima che tutti ci auguriamo non vi manchi. A mali estremi, se proprio la musa non vuole prestarvi la necessaria attenzione, assumete qualcuno che ne catturi il favore.
Louis Armstrong amava dire che fare ed ascoltare musica dovrebbe essere come fare l’amore, e a nessuno va l’idea di fare l’amore con qualcosa senza vita…





01. A Thousand Year Kingdom
02. Highway To Paradise
03. A New Way
04. World Confusion
05. Skyland
06. Real Mistery
      - The Son Of The Man
      - The World Speaks
      - Incoming Time
      - Three Days Of Darkness
      - The New World

Recensione
Satyricon - Rebel Extravaganza [Remastered]

LiveReport
Ghost - A Pale Tour Named Death 2019 - Mantova 05/12/19

Intervista
Skillet: John Cooper

Recensione
Nightwish - Decades: Live In Buenos Aires

Speciale
Toliman - Abstraction

LiveReport
Cult of Luna European Tour 2019 - Milano 03/12/19