Finntroll
Nifelvind

2010, Century Media
Folk Metal

I racconti del grottesco targati Finntroll
Recensione di Fabio Petrella - Pubblicata in data: 02/03/10

Atmosfera greve. I rami scheletrici degli alberi si allungano verso l’oscurità della notte. Su, nel cielo puntellato di vispe lanterne, la falce lunare si perde tra grigie e voraci nuvole. Una nebbiolina eterea circonda e nasconde la buia boscaglia. Dal cuore pulsante della selva risuona il canto degli uccelli notturni in caccia di prede. La brughiera è ferma nell’immagine di un ambiente freddo e desolato, misterioso. Tra i legni immortali figure spettrali si risvegliano dal sonno eterno. La notte non è costretta alla solitudine. Lungo il sentiero che si apre attraverso i tronchi, un carrozzone spavaldo e goliardico avanza rubicondo. Dalle curiose fila del convoglio si propaga una melodia scanzonata che irrita i fantasmi del crepuscolo. A capo della grottesca masnada di cialtroni, strimpellando con un vecchio banjo scordato, s’intravede un divertito Henri Sorvali intento a scuotere la quiete della lugubre foresta alle pendici della montagna.
 
In un paesaggio simile, tetro e carnascialesco allo stesso tempo, si ambienta “Nifelvind”, nuovo lavoro dei fenomenali Finntroll. Fenomeno, dal greco ciò che è manifesto, è indubbiamente un termine logoro e abusato ma adatto a descrivere le qualità incredibili di questi screanzati finlandesi. Le melodie spensierate e festose dei masterpiece “Jaktens Tid” e “Midnattens Widunder”, già accantonate con “Ur Jordens Djup”, cedono di fronte all’attuale impianto orchestrale del suono che, sempre in maniera delirante, s’incontra a metà strada tra il cupo e il bizzarro. Nonostante l’avvento del singer Vreth, giunto a sostituire Tapio Wilska, la band di Helsinki conferma il proprio stato di forma, mai perso in verità, che permette a Trollhorn di forzare le composizioni e orientare il sound verso soluzioni nuove e alternative, senza perdere in qualità. Così i Finntroll si evolvono, s’incupiscono e si divertono divertendo. “Nifelvind” nasce da una baruffa musicale, da un alterco tra hummpa e black metal, figlio legittimo della taiga e del folclore nordico.
 
Se la marcia allegorica di “Solsagan” si esalta in una frenetica velocità che trilla burlesca nel ritmo trascinante e arrembante, la tribale “Den Frusna Munnen”, alla stessa maniera, si gonfia di melodie ripide e scoscese. La farfugliante “Ett Norrskensdåd” si specchia nel riflesso di un brano canzonatorio e irriverente mentre “I Trädens Sång” spazza l’alone burlesco e comprime l’aria circostante vacillando in modo turbolento. Il lato più malefico del disco è rappresentato da “Tiden Utan Tid”. Una voce lontana e dispersa nella nebbia apre il brano che presenta un tono primordiale e rivelatore del nuovo corso della band, non più obbligatoriamente acceso e frizzante. “Galgasång”, la canzone del patibolo, si risolve in una ballata intensa e cinica, distillata dai fluidi e macerata tra le radici della terra. “Mot Skuggornas Värld” è la più teatrale del lotto. Pomposa, arrogante e aggressiva si fomenta tra ritmiche taglienti e orchestrazioni tipiche di una colonna sonora. “Under Bergets Rot” con la sua ritmica ossessiva e quasi rockabilly è l’icona dell’album. Tra ululati di fantasmi, di quelli tratti dal più fanciullesco giocattolo di Halloween (che ritroveremo anche nelle tracce successive), i nostri birboni finlandesi ricamano un brano infervorato e simpatico che mulina sfuggente come una trottola. “Fornfamnad”, a dispetto della precedente, suona meno giocosa e si diffonde con un accento più istrionico e graffiante. Fantastico il finale accompagnato dal kazoo. Il ritmo sobbalzante e le grottesche melodie da circo di una vertiginosa “Dråp” completano il puzzle “Nifelvind”, ennesimo colpo riuscito dei finlandesi che si confermano ancora una volta eccezionali. La limited edition contiene la bonus track “Under Dvärgens Fot”, goduriosa versione acustica di Under Bergets Rot.
 
Quando dalle alte crode spuntano i primi bagliori del nuovo giorno, la carovana di strampalati soggetti che sta attraversando il bosco svanisce di colpo, scomparendo in una convulsa nuvola di fumo e polvere, come terrificata dalla luce che impone il crudo ritorno alla realtà. C’è chi giura, però, che nelle notti di plenilunio, quando l’astro di formaggio scopre il mistero delle sue celate energie, la banda scalmanata di folletti, spettri e troll torni a infestare la foresta, offrendo a coloro che osano avvicinarsi uno spettacolo ilare e paranormale, rispettando in tal maniera il volere dei Finntroll, indiscussi signori del folk metal.




01. Blodmarsch
02. Solsagan
03. Den Frusna Munnen
04. Ett Norrskensdåd
05. I Trädens Sång
06. Tiden Utan Tid
07. Galgasång
08. Mot Skuggornas Värld
09. Under Bergets Rot
10. Fornfamnad
11. Dråp

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