Negrita
Reset

1999, Universal
Rock

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 01/03/10

Il 1999 è stato un anno fortunato per i Negrita: dopo album che di volta in volta hanno permesso loro di conquistarsi una popolazione di fan ed estimatori sempre maggiore grazie ad un rock puro, semplice e privo di inutili artifizi, arriva la loro consacrazione ufficiale nel mainstream mediatico con "Reset", complice anche la scelta del trio comico di Aldo, Giovanni e Giacomo di interpellare il gruppo toscano per la stesura di gran parte della colonna sonora del film di successo “Così è la vita”. È stato anche uno dei loro ultimi lavori di rock nudo e crudo, prima di intraprendere la strada della sperimentazione di altre sonorità (galeotto fu Roy Paci).


Consci di avere un pregio innato chiamato “naturalezza” nel concepire le canzoni, come nei lavori precedenti i Negrita non cedono alla tentazione di appesantire questo “Reset” con inutili elementi d’elettronica o altre “magie in studio”, e rimangono anzi fedeli alla volontà e necessità di creare un sound abbastanza vicino a quello che hanno in sede live, con una esecuzione che tuttavia rimane assolutamente precisa e pulita.
L’album possiede un buon equilibrio di fondo, dove brani d’impatto e di grande energia come il fortunatissimo singolo “Mama Maè”, “Transalcolico”, e “Negativo” hanno come contraltare esecuzioni  ove l’irruenza lascia il posto ad atmosfere dal retrogusto onirico come “Hollywood”, “Fragile” ed “In Ogni Atomo”; i punti più alti dell’intero lavoro, però, sono a mio avviso due canzoni che quasi spezzano il generale equilibrio di “Reset”, ovvero “Provo A Difendermi” e “Life”, probabilmente i brani più intensi e cupi, nonché quelli dove elettronica e tastiere riescono ad amalgamarsi bene e a non snaturare troppo la già citata naturalezza dei Negrita grazie al misurato ed oculato lavoro di Antonio Aiazzi (ex Litfiba).
Trovano spazio anche due pezzi strumentali (“Pape Satàn”, sorta di intro-sbornia a “Transalcolico”, e “tk.064”), che tuttavia non aggiungono molto al resto.


“Reset” si lascia ascoltare con piacere, scorre, rimane impresso nella mente sin dal primo ascolto e risulta un lavoro onesto, nel senso che non si cerca di strafare e di dimostrare qualcosa a qualcuno. È semplice, puro e ben suonato. In fondo, è questo ciò che conta.





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