Kinks
Kinks

1964, Pye
Rock

Recensione di Giovanni Capponcelli - Pubblicata in data: 06/03/10

Direttamente da Muswell Hill, periferia nord di Londra, ecco a voi i fratelli Davies e il loro scalcagnato gruppo, i Kinks.
Catapultati alla ribalta nel settembre del 1964 grazie al terzo singolo pubblicato per la Pye (“You Really Got Me”), cominciano da qui un intenso rapporto di amore-odio con lo show-biz che li porterà, in 30 anni di carriera, ad essere alla fine riconosciuti come uno dei massimi complessi inglesi accanto a Beatles e Stones. Ma il percorso sarà difficile, tortuoso, non privo di cocenti fallimenti e misconosciuti piccoli capolavori. I Kinks erano il gruppo di Ray Davies molto più di quanto gli Who lo fossero di Townsend o gli Stones di Jagger & Richards: l’umore, la scrittura, la sensibilità del leader furono responsabili tanto degli alti quanto dei bassi del complesso. E nel 1964 il leader, appena ventenne, doveva ancora sviluppare una propria poetica, la sua personale visione della musica, quella prospettiva di piccola ma ironica malinconia medio-borghese dei capolavori. Questa inesperienza, unita al fatto che i Kinks, assieme ai Beatles, erano il gruppo meno dotato tecnicamente di tutta l’isola, fa si che il loro album d’esordio sia poco più di una parata divertente di canzoncine da festa del liceo. E la colpa non è tutta del complesso, ma è anche della Pye che li spedì in studio senza repertorio nè affiatamento: tutto per capitalizzare al meglio l’esorbitante e inaspettato successo di un singolo. Ma del resto niente soldi, niente musica: la scelta societaria pagò eccome sul piano degli introiti.
Assieme ai fratelli Davies (Ray: voce, chitarra, armonica e un sacco di altre cose, Dave: chitarra “solista”) sono in gioco anche il basso di Peter Quaife, vecchio amico d’infanzia, e Mick Avory, solido batterista reclutato assieme al contratto con la Pye. Per irrobustire una line-up incerta nei passaggi più ardui e con scarsissima esperienza live alle spalle, il produttore Shel Talmy (che porterà poi al successo anche gli Who) arruola un paio di giovani “turnisti”: tale Jimmy Page, chitarrista, e tale Jon Lord, tastierista: il Rock sarà generoso anche con loro.

"Kinks", album d’esordio, viene rapidamente assemblato alla fine di agosto e pubblicato il 2 ottobre 1964: sarà n° 3 in UK e n° 29 In USA. Non male, perché se paragonato agli esordi dei contemporanei Stones e Who, l’album non regge il confronto. Senza la versatilità blues dei primi, senza la causa sociale dei secondi, i Kinks mancano anche della scaltrezza melodica di Lennon & McCartney e dell’ecletticità di Manfred Mann. Come fare di tanti difetti un vantaggio? La risposta è una ed è puramente Rock: “You Really Got Me”.
Il “singolo-monstrum” che aveva preceduto l’album e scardinato le charts, bastava, da solo, a giustificare l’acquisto del LP. Basta anche a spiegare il successo dei primi due anni di carriera del gruppo.
Cos’è “You Really Got Me”? Non solo la risposta inglese alla “Louie Louie” dei Kingsman. Di più; è fuzz-tone + power chord + più “dueaccordidue” suonati da un diciassettenne (Dave, il fratello piccolo) che non aveva ancora idea di cosa stesse capitando; è puro Hard ante-litteram; è un pezzo che a distanza di 14 anni tornerà in classifica grazie addirittura a Eddie Van Halen. E’ un Classico. Il rimbombo di quel riff risuona ancora oggi nelle stanze vuote dell’Hard&Heavy, ma allora, per i pacati ragazzi di Muswell Hill, fu poco più che un unicum. Ne valse la pena, anche se associare Ray Davies con certe orde fanatiche del Metal è a dir poco paradossale.
“You Really Got Me” a parte, il resto dell’album si muove attorno alle obbligate cover di classici Rock n’ Roll: “Beautiful Delilah”, “Cadillac”, “Too Much Monkey Business” (ma che differenza con gli Yardbirds…). Da parte sua Ray Davies propone pezzi troppo ispirati al merseybeat per essere vagamente personali: “I Took My Baby Home” potrebbe essere un out-take di "With the Beatles". Non malaccio “Revenge”, garage strumentale firmato anche da Page, unico brano a cercare di recuperare l’impeto di “You really Got Me”; apprezzabile il tentativo di rave-up forsennato in “Bald Headed Woman”, col suo sound grezzo e diretto. Proprio questa sottile patina di garage rock, spalmata su tutto l’album, salva alcune canzoni, rendendole almeno piacevoli all’ascolto. Procedendo su questa strada, i Kinks alzeranno alquanto le loro quotazioni artistiche: i singoli e l’album seguente, "Kinks-Size" (con una scaletta “spuria” e pubblicato solo negli Stati Uniti), saranno i primi e unici dischi di garage rock prodotti da un gruppo inglese in quel periodo.
Se non altro, il buon successo di questo esordio consentirà a Ray Davies e soci di iniziare quel laborioso percorso di maturazione artistica destinato a dare ottimi frutti alla fine degli anni ’60.
God save the Kinks!




01. Beautiful Delilah
02. So Mystifying
03. Just Can't Go to Sleep
04. Long Tall Shorty
05. I Took My Baby Home
06. I'm a Lover Not a Fighter
07. You Really Got Me
08. Cadillac
09. Bald Headed Woman
10. Revenge
11. Too Much Monkey Business
12. I've Been Driving on Bald Mountain


13. Stop Your Sobbing*
14. Got Love If You Want It*

*Bonus Track (CD Sanctuary Records, 2001)

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