Woodland
Dreamality

2009, CCP Records
Folk Metal

Recensione di Fabio Petrella - Pubblicata in data: 28/02/10

"Che noia, che barba! Che barba, che noia"! L’indimenticabile esclamazione della simpatica Sandra Mondaini raccoglie e racchiude in sé l’essenza e la consistenza di "Dreamality", tedioso debutto dei Woodland, ampollosa folk metal band di Lubecca.

 

La diffusione del fenomeno folk, che negli ultimi anni ha conosciuto una notevole crescita esponenziale, ha fatto sì che il prodotto stesso venisse massificato, portando seco alcuni effetti collaterali che stanno rischiando di omologare il genere. Tra questi risvolti dannosi rientra, a seconda del ceppo di provenienza, la proliferazione selvaggia di band-entità devote alle rispettive tradizioni e religioni arcaiche, che si risolve il più delle volte in un affogato di misticismo spicciolo e scontato. La riscoperta delle origini e l’attaccamento alla propria cultura di certo non può essere considerato un reato, ma allo stesso tempo bisognerebbe trattare con maggiore coscienza e rispetto tematiche che vantano una memoria storica non indifferente. Così l’espansione del fenomeno folk, con tutte le svariate contaminazioni, ha provocato un assottigliamento generale del filone, classificato un tempo tra i generi di nicchia e ora abbandonato alla mercé del mainstream. Se anni fa la corrente era rappresentata da band di grosso calibro quali Otyg, Storm e Ulver, oggi dobbiamo accontentarci di quello che passa il convento. Ovviamente non mancano addetti ai lavori eccellenti, mi vengono in mente Moonsorrow, Menhir, Falkenbach o Odroerir, ma la qualità nella globalità delle situazioni non è più una caratteristica comune.

 

La sindrome della superficialità acceca anche i debuttanti Woodland che pagano inevitabilmente dazio. I tedeschi, sulla scia tracciata dai grandi gruppi pagan germanici, tentano di imbastire un disco minimalista ed essenziale per far breccia nel cuore degli appassionati, ma il risultato non è dei migliori. L’opera, infatti, affronta diversi argomenti, dal fantasy al folclore, senza particolare successo. L’album si apre con "Cemenntie" che, a dirlo sinceramente, strappa coi denti la sufficienza per una buona melodia dal retrogusto antico e avvolgente. Poi il meccanismo s’inceppa. Brani senza un effettivo filo conduttore si susseguono perdendosi in uno spietato vortice di anonimato. "Dreamality" scorre dalla title-track a "Woyzeck", passando per il classico e scontato brano battagliero "Warriors", con malcelata pesantezza, finendo per spegnersi, a stento, con la conclusiva "Fulfil My Destiny". Dall’indigesto complesso mi sento di salvare "Abendsonne," ballata dai toni celati e malinconici pregna di discreto pathos e sentita emozione. Probabilmente l’unica vera traccia riuscita.

 

Dispiace sempre dover stroncare una band emergente, ma alla luce dei fatti i Woodland, così infagottati, non vanno proprio da nessuna parte. Una proposta che, seppur genuina, appare terribilmente scontata e ridondante. E’ meglio risentirci la prossima volta, che ne dite?





01. Cemenntie
02. Prelude
03. Dreamality
04. Warriors Of Death
05. Nachtgesange
06. Woyzeck
07. Abensdonne
08. Fulfil My Destiny

LiveReport
Sziget 2019: la 27esima rivoluzione dell'amore - Budapest 07/08/19

Intervista
Twilight Force: Alessandro Conti (Allyon)

Recensione
Equilibrium - Renegades

Recensione
Slipknot - We Are Not Your Kind

LiveReport
Metal for Emergency 2019: Anthrax, Destrage & more - Filago 04/08/19

Speciale
Le rinascite di Bruce Dickinson