Dark Tranquillity
We Are The Void

2010, Century Media
Death Metal

Il nuovo "Fiction", che a sua volta era il nuovo "Character", che a sua volta era...
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 26/02/10

Ogni volta che un album degli svedesi Dark Tranquillity esce sul mercato, la critica si aspetta generalmente di ritrovare l’ennesima rivoluzione, la strada che porti direttamente verso il futuro del death metal melodico. D’altronde, l’aspettativa è quasi legittima, poiché alle porte del nuovo millennio questa band ha partorito un certo “Projector”, e da allora il death metal non fu più, semplicemente, la stessa cosa. Innegabile, tuttavia, che così facendo si creano delle aspettative elevatissime che spesso non permettono di valutare con obiettività il lavoro, finendo per non apprezzare magari composizioni non rivoluzionarie, ma sicuramente buone.

Bene, vi dico subito che non è questo il caso, sicché “We Are The Void”, nono album in carriera, è decisamente uno dei parti più deboli mai concepiti dalla band. Il motivo? Il fortissimo, onnipresente, senso di déjàvu che permea tutto il lavoro, rendendolo praticamente una copia carbone rispetto a “Fiction” e “Character”, album di certo non rivoluzionari ma che, per l'appunto, si facevano apprezzare per le buone composizioni in essi racchiuse.

Certo, sono pienamente consapevole del senso di urgenza melodico, estremamente piacevole,  espresso dalle tastiere - mai così industrial e nu metal - sulla magica triade di pezzi posti in apertura del cd (ma con una “The Fatalist” che richiama tantissimo gli Arch Enemy…), sono pienamente consapevole che Mikael Stanne canta in modo decisamente ispirato (mai così in forma in nessun album Dark Tranquillity!), sono pienamente consapevole che ci sono pezzi non propriamente così auto plagianti come la conclusione progressista ed esplosiva di “Iridium”, piuttosto che la cangiante ed umorale “At The Point Of Ignition”.

Sono anche consapevole che l’album è prodotto magnificamente, suona pieno e sempre preciso, sottolineando a magnificenza il lavoro di chitarre della coppia Sundin-Henrikkson… Ma tutto ciò nulla toglie al fatto che il senso di già sentito, in questo lavoro, sia potente. Insomma, prendiamo una “Her Silent Language” che è la nuova “Mundane And The Magic”, che a sua volta era la nuova “Lethe”… Quanti altri “la nuova” vogliamo aggiungere, prima di accorgerci dell’abuso che questa band sta compiendo nei confronti di sé stessa?


Sì, ho citato delle novità poco sopra, ma queste novità non fanno altro che consolidare l’idea che ai Dark Tranquillity servisse più tempo per tornare sul mercato con un lavoro magari non rivoluzionario (mai aspettarsi rivoluzioni dalle band: quando ci sono, vanno valutate al momento – questa è la mia filosofia “critica”), ma quantomeno più ispirato ed incalzante. Quanti sono però, al giorno d’oggi, ad osare, a prendersi il tempo che serve loro per poter essere sempre convincenti? E spiace davvero al sottoscritto vedere i Dark Tranquillity finire nel classico vortice della mediocrità assoluta partorita ogni due anni “tanto per mantenere l’hype alto” (e se, come in questo caso, bisogna aggiungere ancora sei mesi all'attesa, allora bisogna ristampare il catalogo, oppure fare l'edizione speciale dell'album vecchio con DVD).  Se con “Fiction” avrei potuto essere più indulgente, è davvero il caso di essere spietati alla terza (ma anche quarta o quinta, se si vuole esagerare) ripetizione dello stesso schema canzone (intro melodica di synth – riffing travolgente di chitarra – rullo di batteria sulla strofa – ritornello sempre d’impatto – break strumentale di synth – di nuovo esplosione death: ripetere ad libitum)

Così com’è, quindi, “We Are The Void” è il classico album di transizione che piacerà sicuramente ai fan, ma che nulla aggiunge e nulla toglie ad una band che non può davvero mirare alla mediocrità ed all’autocompiacimento come fini ultimi della sua esistenza. Non possono, semplicemente, essere quel vuoto che dichiarano con orgoglio nel titolo di questo lavoro. Fossero stati degli emeriti sconosciuti, questo cd probabilmente avrebbe guadagnato una valutazione più generosa. Però la firma è “Dark Tranquillity”, e solo per questo vale un punto in meno, viste le circostanze.





Recensione
Satyricon - Rebel Extravaganza [Remastered]

LiveReport
Ghost - A Pale Tour Named Death 2019 - Mantova 05/12/19

Intervista
Skillet: John Cooper

Recensione
Nightwish - Decades: Live In Buenos Aires

Speciale
Toliman - Abstraction

LiveReport
Cult of Luna European Tour 2019 - Milano 03/12/19